Questioni di ordinaria commozione: Miss Germania 2020

Photo by Ava Sol on Unsplash

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Ricordo che è iniziato tutto nella tarda-adolescenza, verso i 18-20 anni. Per un nonnulla mi ritrovavo all’improvviso commossa, di colpo incapace di evitare le lacrime. Poteva essere un film, le parole di qualcuno, un anziano che attraversava le strisce col bastone, il colore di una carta regalo. Per molto tempo ho creduto semplicemente di essere sciocca, infantile, troppo sensibile. Poi ho capito.

Primo, ho capito che l’emozione non deve mai, mai essere fonte di vergogna e tantomeno di giudizio, né autoinflitto né rivolto agli altri. Siamo carne, sangue ed emozioni ed è così anche quando ci affanniamo a nasconderlo per mostrarci sicuri e inattaccabili.

Secondo, ho scoperto che una buona parte di quelle improvvise commozioni erano legate a uno schema ricorrente, una tipologia di stimolo ben identificabile, seppur con le varianti del caso: le situazioni in cui le persone hanno il coraggio di cambiare, di andare oltre, di superare un limite – fisico, sociale, culturale, emotivo – scompaginando le carte e i risultati attesi. Un non vedente che tira con l’arco. La cassiera del supermarket che diventa una famosa cantante. Due donne che si sposano. Padre e figlio che si abbracciano dopo anni di silenzio. L’imprenditore che assume una donna incinta.

I limiti si superano per “liberare” se stessi, ma spesso anche per gli altri, per un senso di giustizia che va al di là dell’interesse personale. In entrambi i casi, mi commuovo. E così è stato quando qualche settimana fa ho letto la notizia che Miss Germania 2020, incoronata a febbraio, si chiama Leonie von Hase (fin qui tutto normale), è imprenditrice (curioso…), è mamma (ma va?), è stata eletta da una giuria di sole donne (strano…) e ha 35 anni (impossibile!!!). Cercando più informazioni sono incappata in un video reportage del concorso sul canale europeo “arte”, ed è lì che è scattata la molla-lacrima. Tutto mi aspettavo tranne che dietro queste stranezze ci fosse un giovane di 24 anni, Max Klemmer. Prima suo nonno e poi suo padre per sessant’anni hanno guidato il concorso nella sua forma più tradizionale (o tradizionalista), un po’ come i Mirigliani con Miss Italia, per poi passare le redini a Max, che ha scelto un cambio di passo radicale, con tutti i rischi del caso.

“Empowering authentic women” è diventato lo slogan del suo nuovo concept, che parla di una donna più attuale, autentica, forte: a contare sono personalità, esperienza di vita, carattere, e non la semplice bellezza. Niente più umilianti sfilate in bikini, ma una sola mise scelta in autonomia dalle partecipanti (la vincitrice indossava un tailleur con pantaloni), che nella serata della finale dialogano con una giuria di sole donne scelte tra le figure di spicco del mondo delle professioni e dello sport tedeschi.

Nei commenti alla notizia dell’elezione della nuova Miss, come sempre sui social piove di tutto. Per alcuni è troppo innovativo, per altri è una pura operazione di marketing. C’è chi sostiene che i concorsi debbano cessare di esistere in tutte le loro forme, chi invece tiene a far notare per onestà intellettuale che se non si vede il culo l’operazione perde del tutto di senso. Io mi limito a riconoscere che la notizia mi ha emozionato, per le ragioni di cui sopra, e che questo Max mi ha fatto un’ottima impressione nel reportage. Non avrà salvato il mondo, ma in quanto a superare limiti (e stereotipi) non se la cava affatto male. Punto per lui e per Leonie, Miss Germania 2020.

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venerdì 3 Luglio 2020