Giovani e lavoro: Paola Calliari e la sua strada verso il grande schermo

La trentenne Paola Calliari, bellissima attrice di Trento che vive attualmente a Los Angeles, ha accettato con piacere di raccontarci il suo splendido percorso verso il grande schermo. Dopo il liceo ha frequentato l’Eutheca di Roma: un’accademia bilingue (italiana e inglese) di teatro e cinema associata all’università del Galles. Prima ha seguito, nella sua città natale, diversi corsi di teatro, musical e danza, che rappresentano una parte integrante della sua vita e della sua carriera. La sua però è una formazione continua: dopo l’accademia ci sono stati molti incontri con registi e maestri importanti…

Dalle aspettative inziali alle difficoltà… ci racconti l’inizio del tuo percorso? 

Ho seguito la mia carriera perché era il mio sogno, la mia necessità. Era ciò che mi faceva stare bene e non sapevo cosa avrei potuto fare altrimenti: sentivo di essere nata per questo. E’ stato molto impegnativo. Dopo gli studi inserirsi nel mondo del lavoro non è facile. Si tratta di un mestiere molto competitivo, spesso si ricevono diversi no ed è fondamentale avere un equilibrio interiore. Inoltre questo mestiere non offre continuità, a meno che non si riesca a trovare “un buon giro”. C’è sempre stata in me una fiducia interiore che mi spingeva ad andare avanti sapendo che continuando, nonostante tutto, avrei raggiunto il mio obiettivo.

Come sei stata contattata per il primo film?

Il primo film è stato Tender Eyes, un film in inglese del regista italiano Alfonso Bergamo. Lo girai ancora in accademia di teatro, all’ultimo anno. Riuscii a prendere la parte perché l’insegnante di inglese mi propose per un provino. Dopo l’accademia ho preso un agente e sono arrivati tutti i lavori successivi. Uno dei primi film è stato anche La felicità è un sistema complesso di Gianni Zanasi girato a Trento: interessante per me recitare nella mia città, è stato un po’ come tornare a casa (sorride ndr).

Ci racconti le tue sensazioni quando reciti?

Mi sento viva, piena, capace di sentirmi tutt’uno con chi ho davanti. Ho recitato in tv, sul grande schermo e nei teatri. Il teatro per me è qualcosa di fondamentale perché si crea un legame con il pubblico: diventi portatore di un messaggio, di una storia. Crei dei personaggi e li metti in carne ed ossa, diventi veicolo di un racconto. Se devo essere sincera mi sono sentita in difficoltà durante il primo film: sentivo un carico di paura e responsabilità. Mi sentivo insicura, mentre negli ultimi anni ho capito l’importanza di trovare una mia voce, una mia identità personale: questo mi permette di “darmi” completamente al personaggio. Mentre recito divento un’unica cosa con il ruolo che interpreto e alla fine della giornata ho una sensazione di benessere totale. Credo che essere attrice richieda una certa responsabilità: è necessario mettere da parte il proprio ego per riuscire a incanalare energie e storie per gli altri. Quando parlo di responsabilità intendo che chi ha un minimo di successo diventa un personaggio pubblico, un veicolo di tematiche importanti, un esempio per chi ascolta.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Al momento sono in Europa per un film che uscirà quest’autunno. Inoltre sto lavorando su una sceneggiatura scritta da me in cui affronto una tematica che mi sta particolarmente a cuore: la demenza senile unita alla danza. Mi piacerebbe poi moltissimo seguire la regia e la coreografia.

C’è un consiglio che ti sentiresti di dare a chi volesse intraprendere il tuo percorso?

Non scoraggiarti. Avrai tanti momenti difficili ma se veramente è quello che desideri il modo lo trovi. Fondamentale è avere un ascolto vero e profondo verso noi stessi.
Sono le vulnerabilità a renderci più forti e a farci avvicinare agli altri.

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sabato 18 Settembre 2021