L’occhio su Trento: uno sguardo oltre le mura

Foto di Ilaria Bionda

L’occhio su Trento, in questo appuntamento, scorge il campanile della chiesa di Santa Maria Maggiore alle spalle dei merli della Porta Santa Margherita, uno dei due rimanenti varchi d’accesso della cinta muraria duecentesca che circondava la città di Trento.

Questa porta era considerata secondaria e conduceva alle aree agricole a ridosso del fiume Adige. All’epoca, infatti, la città si estendeva solo all’interno della cinta muraria, mentre al di fuori si trovavano i campi coltivati. Oggi, la porta si trova quasi del tutto inglobata negli edifici circostanti, nei pressi della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento e non lontano dalla stazione ferroviaria.

L’unico altro varco rimasto è Port’Aquila che, sormontata dall’omonima torre del Castello del Buonconsiglio, si apre verso est su Piazza Venezia. Le altre porte, oggi scomparse, erano Porta San Lorenzo, Porta Santa Croce e Porta San Martino, aperte rispettivamente verso est, verso sud (in particolare verso Verona) e verso nord. In realtà, a settentrione la difesa della città era principalmente affidata al fiume Adige, che scorreva non lontano proprio dal quartiere portuale di San Martino.

Le cinte murarie di Trento furono in tutto tre, costruite in periodi storici differenti. La prima in epoca romana, nel III secolo, così solida da arrivare quasi intatta alle ricostruzioni successive; la seconda nel X secolo e infine, l’ultima, sotto l’episcopato di Federico Vanga, nel XIII secolo, ampliata per aggregare i nuovi quartieri medievali. Dopo circa 500 anni, durante la prima metà del 1800, cominciò il riassetto urbano della città e le mura vennero progressivamente demolite o inglobate nelle nuove costruzioni, lasciando ai posteri solamente alcuni resti isolati.

L’unico tratto di mura ben conservato – e visibile oggi sul lato nord di Piazza Fiera – prende il nome proprio dal Principe Vescovo che la fece costruire. Le cosiddette mura Vanghiane svettano ai margini del centro storico, regalando uno scorcio suggestivo. Il fatto che si sia conservato questo specifico tratto di cinta muraria non è però casuale. Poco lontano, infatti, si trova il Palazzo Vescovile e le mura avevano il compito di nascondere agli occhi del vescovo la visione del retrostante rione delle Androne, in passato povero e malfamato. Un motivo dunque estetico, che oggi torna utile offrendo una splendida cornice alle manifestazioni organizzate in questa grande piazza.

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giovedì 29 Luglio 2021