Qual è il problema della musica a scuola

Quando frequentavo la scuola media – ormai diversi anni fa – l’insegnamento della musica (si chiamava educazione musicale) seguiva un canovaccio che nei tre anni non cambiava: flauto, qualche canzone (Mozart e i Beatles, insieme all’immancabile “Inno alla gioia”) e un accenno molto timido a quel vasto e complicato universo che è la storia della musica (il canto gregoriano e Claudio Monteverdi).

Ora, non so se questa sia stata la mia esperienza nella mia scuola a quell’epoca, cioè se fosse stata la precisa impostazione che allora l’istituto comprensivo che ho frequentato dava all’educazione musicale. Ma sono passati quasi quindici anni, mi trovo ancora nel mondo della scuola (sono un insegnante, non un ripetente pluri-recidivo) e l’insegnamento svolto durante le ore di musica (pardon, di educazione musicale) non mi pare sia cambiato granché: flauto, qualche canzone (Mozart e i Beatles, oltre all’imprescindibile “Inno alla gioia”) e un accenno molto timido alla storia della musica (che si esaurisce a Monteverdi). E mi trovo in una realtà geografica completamente diversa.

Mi sono spesso chiesto perché l’educazione musicale fosse ridotta a questo. Perché imparare esclusivamente a suonare uno strumento senza avventurarsi, per esempio, nell’esplorazione dei generi musicali contemporanei, che vero e vivo interesse susciterebbe negli studenti e nelle studentesse di oggi? Va benissimo affrontare l’aspetto pratico della musica (si fa lo stesso in educazione artistica, tecnologica o fisica), ma il termine educazione dovrebbe contemplare anche una parte teorica altrettanto approfonditamente affrontata.

Si potrà obiettare: la teoria è noiosa, meglio la pratica. Benissimo, sono d’accordo. Sono d’accordo se la teoria è Giovanni Pierluigi da Palestrina e Claudio Monteverdi. Come si può pensare di intercettare gusto e attenzione di dodicenni o tredicenni se si dà loro in pasto il madrigale, il mottetto e la ballata? È una missione impossibile che ha come risultato quello di provocare fastidio e una certa alienazione rispetto alla materia.

Ci si lamenta spesso dei gusti musicali discutibili (uso un eufemismo) dei giovani. Ma di chi è la colpa? Non si può attribuire interamente a loro, che si limitano a osservare e ad assorbire ciò che sta tutt’attorno. Credo piuttosto che sia necessaria una revisione dell’insegnamento dell’educazione musicale, in modo da creare un ambiente educativo più completo e moderno, senza pregiudizi (sì, questo vuol dire affrontare anche il rock, il rap, la trap e la disco music).

I gusti – insieme alle nuove generazioni – cambiano e le teorie didattiche si evolvono: è ora che anche i programmi scolastici si aggiornino.

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giovedì 29 Luglio 2021