L’Italia del dopoguerra attraverso gli occhi di Marcella Pedone

“Sono stata gentilmente relegata in periferia. Ma lì, così pochi lo sapevano, c’era la bellezza ad attendere gli esclusi”, racconta Marcella Pedone, classe 1919, nella sua autobiografia inedita. Questa frase ben riassume non solo le difficoltà riscontrate da una donna che ha scelto la professione di fotografa negli anni in cui il patriarcato era ancora forte, ma anche la sensibilità documentaristica con cui ha osservato il mondo che la circondava.

Relegata a lavorare in un ambito editoriale divulgativo a causa dell’inaccessibilità alle posizioni riservate ai colleghi di sesso maschile (ad esempio il mondo pubblicitario), per più di cinquant’anni Pedone ha viaggiato lungo la nostra penisola sulla sua roulotte Cita, un vero e proprio studio fotografico itinerante, creando un archivio storico di immagini che documentano il passaggio dell’Italia da paese rurale ad industriale.

Nata a Roma da famiglia toscana ma milanese di adozione, nel 2017 ha donato la sua collezione di immagini al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci di Milano. Al suo interno conta circa 170.000 scatti, oltre ad alcuni pezzi delle sue attrezzature professionali, tra cui la macchina fotografica Rolleiflex datata 1951.

Lei stessa racconta di essersi sempre procurata l’attrezzatura migliore, sia per una questione qualitativa che per il prestigio professionale ad essa collegato. Negli anni Settanta l’acquisto del set Hasselbland (sempre donato al museo) le comportò una spesa di 35 milioni di lire, l’equivalente odierno di 350.000 euro.

Marcella Pedone è stata la prima fotografa freelance donna in Italia. I suoi scatti parlano di vita. Quella che si può trovare nella natura, nella società, nelle tradizioni e nel continuo cambiamento. Grazie all’attenzione etnografica con cui ha osservato le realtà rurali, montane e insulari del nostro Paese, le usanze di un tempo resteranno per sempre immortalate, a testimonianza di un pezzo di storia che non c’è più. Della natura sembra cogliere la bellezza e la vitalità tanto quanto gli interventi apportati dall’uomo: l’urbanizzazione e la cementificazione. Il mondo che cambia per adattarsi a nuove esigenze.

Nel documentare il lavoro, soprattutto quello artigiano, arriva a creare dei reportage, nei quali sottolinea le componenti della fatica e dell’abilità manuale, senza mai dimenticare la composizione formale. Nei suoi scatti anche l’impiego più umile assume infatti una dignità e una sublimazione estetica.

“L’avventurosa caccia all’immagine significativa è per caratteri forti”, afferma, sempre nella sua autobiografia inedita. Ora ultracentenaria, ha dimostrato che la forza non è sicuramente una dote di cui sia sprovvista.

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sabato 18 Settembre 2021