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L’occhio su Trento: un salto nel passato al di là dell’Adige

L’occhio su Trento in questo appuntamento si affaccia dall’alto e si sofferma sulla destra Adige, su di un edificio che spicca per la sua altezza, per la posizione isolata e per l’unione di stili gotico e romanico: la suggestiva Chiesa di Sant’Apollinare.

Nello spiazzo non lontano dalle Gallerie e dal centro del quartiere di Piedicastello si sono susseguite nel tempo numerose costruzioni, con diverse destinazioni d’uso. Al periodo tra i secoli VI e VII risale il primo edificio, una fonte battesimale, poi sostituito nel corso del X e XI secolo da una chiesa. Nel 1146 i monaci benedettini vi affiancarono un monastero – i cui resti sono stati trovati al di sotto di due metri di terreno – che era allora collegato alla non lontana casa abbaziale, ancora oggi presente e riconoscibile grazie alla presenza di due bifore. Tra il 1220 e il 1230 qui giunsero, per un periodo temporaneo, alcuni frati francescani – secondo la storia chiamati a Trento dallo stesso San Francesco –, mentre nella seconda metà del 1200 la chiesa assunse la struttura che presenta ancora oggi. Lo stile è quello cistercense, portato dal vescovo Enrico di Metz. Dopo il 1420 la chiesa passò nelle mani della diocesi divenendo prepositura e, solo nel 1962, parrocchia.

La facciata dell’edificio – oggi molto semplice – era in passato ornata da affreschi del ‘400, purtroppo scomparsi negli anni ’40 del Novecento per un malriuscito restauro, ma di cui resta la documentazione fotografica. Essi rappresentavano Sant’Apollinare vestito da vescovo e San Cristoforo con il bambin Gesù.

Alla base del campanile sono presenti due importanti monumenti di origine medievale, rari per il Trentino. In primis, una tomba collettiva per il monastero benedettino, raffigurante due angeli che recano sul pannicello la visualizzazione dell’anima degli abati; in secondo luogo, la tomba del giovane pittore Giacomo Maffei che presenta sul frontone la tavolozza da pittore e una bilancia, a significare che davanti alla morte si è tutti uguali. Queste due testimonianze dimostrano che nello spazio adiacente alla chiesa era collocato un cimitero, spostato a causa dell’innalzamento del livello dell’edificio nel 1760 – dovuto alla vicinanza al Fiume Adige e alle frequenti inondazioni di esso – a cui seguirono la costruzione di una nuova sagrestia e lo spostamento di due altari presso la prima campata.

Su una lesena esterna della parete meridionale dell’edificio, verso la strada, si può scorgere una lapide. Questa lastra di calcare rosato imponente, risale al 23 a.C., è stata voluta da Marco Apuleio e riporta la scritta:

“L’imperatore Cesare Augusto figlio del divino Giulio Cesare, console per l’undicesima volta, insignito della potestà tribunicia, diede (ordinò: che si realizzasse quest’opera). Marco Appuleio, figlio di Sesto, suo legato, la fece eseguire”

Tale epigrafe risulta un’importante testimonianza per la storia della romanizzazione dell’antica Tridentum poiché, grazie ad essa, si può risalire con precisione a quando la città divenne colonia romana.

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mercoledì 7 Dicembre 2022