La vita dopo mia madre

Ho vissuto due vite: una prima e una dopo mia madre. Della mia vita precedente ricordo pochissimo: d’altronde sono trascorsi ormai quattro anni pieni zeppi di cambiamenti, che in un modo o nell’altro hanno aiutato a velocizzare e mitigare il processo di transizione dalla mia precedente esistenza a quella attuale. A farne due, di un’unica vita, è stata una spaccatura netta, una di quelle crepe che non s’aggiustano più e che prima o poi si presentano, con arroganza e brutalità, nella vita d’ognuno di noi.

Posso, volendo, tentare di ricordare quanto mi accadde in passato. Posso farlo solamente se mi sforzo ma ho spesso deciso, per paura, di evitare. È molto più facile fingere che alcune cose non siano mai accadute, piuttosto che affrontarle di petto (ma soprattutto di cuore: e che dolore!).

I ricordi, quando iniziano a fluire, ci travolgono come un’inarrestabile fiumana, che potenzialmente può farci affogare, se non impariamo a sguazzarci dentro a dovere. E serve non poco esercizio per farlo in maniera decente. Io, a stento so farlo. E non basta affidarsi al tempo che scorre, nella speranza che gli anni curino le nostre ferite o mitighino il nostro dolore: per aiutarci, le maniche dobbiamo rimboccarcele da soli. Dobbiamo volerci almeno un po’di bene per riuscire nel nostro intento ma, soprattutto, non dobbiamo darci per vinti, chè la strada verso l’accettazione ed una parvenza di serenità è lunga e tortuosa.

Chi siamo oggi è senza dubbio il risultato di ciò che siamo stati ieri, ma a volte quel ieri e questo oggi ci sembrano talmente diversi, da farci pensare che sia quasi impossibile aver vissuto in entrambi i tempi. E questo e quel tempo si guardano ancor più come stranieri, quando a separarli non sono momenti quotidiani ma esperienze indescrivibilmente forti: il lutto, è una di quelle che stravolge drasticamente tutto. Sconquassa noi e quanto ci circonda, aggiungendo pezzi di puzzle che non sappiamo dove sia meglio o giusto posizionare e togliendone altri che risultavano invece fondamentali.

Ma la vita in fondo è anche questo ed io, come molti, ne ho vissute due. Ne ho vissute due perché perdere qualcuno significa ricominciare da zero. Ricominciare mettendo insieme, a fatica, quanto rimane, abbracciando quanto è stato e guardando al futuro con uno speranzoso sorriso.

Soffrire significa spesso guardarsi indietro senza riuscire più a volgere lo sguardo altrove, perché quando si sta male davvero sembra quasi impossibile vedere o pensare ad altro. Provare dolore ci fa sentire irrimediabilmente soli, ed è proprio per questo che è necessario (e dovuto) tentare di combattere, per imparare a convivere con (e non necessariamente superare) quella sofferenza. Perché “affrontare” significa, in fondo, tentare di andare avanti e rimparare a far brillare gli occhi di speranza nella convinzione che, anche se sembra impossibile, spazio per qualcosa, oltre a sofferenza e frustrazione, c’è.

E se dovremo vivere una, due o tre vite non importa: quello che conta davvero è cercare di fare d’ognuna un autentico capolavoro che valga la pena, nonostante tutto, d’esser vissuto.

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giovedì 25 Febbraio 2021