La storia infinita del “Brasil”, il locale che stringe la mano a tre generazioni

Cinque reti a due. Questo il risultato della finale del Campionato del mondo del 1958 tra Brasile e Svezia. E partendo questo fatto iniziamo a raccontare la storia di Arnaldo Burei che nello stesso anno, in società con le sorella Farman Clotilde e Dea Virginia e con l’aiuto dei genitori, si lanciò in un avventura professionale che anche oggi si rivela di grande successo: aprì il “Bar Brasil”, che deve il suo nome proprio all’impresa della squadra di Pelè.

La sua storia è di quelle che meritano di essere raccontate perchè, da quel lontano giorno, di acqua ne è passata sotto i ponti ma quest’attività riesce comunque in un intento prezioso: unire più generazioni.

Ci troviamo seduti oggi, all’interno della nuova sede dello storico locale, in compagnia dell’anziano gestore, che ha voluto raccontarci la sua storia.

«Mio padre e mia madre gestivano, durante la seconda guerra mondiale, il dopolavoro di un nota azienda. Finita la guerra decisero di aprire un nuovo locale dalle caratteristiche avanguardistiche, a partire dall’arredamento. Ricordo delle raffinate poltroncine e delle paretine di cristallo: un giorno un cliente cadde (ride ndr), ne ruppe una e se ne andò senza battere ciglio» inizia Arnaldo, che prosegue: «Nel 1961 ci fu un primo punto di svolta: nacque mio figlio Marco e, nello stesso anno, ristrutturammo il locale che diventò una birreria. Puntammo sulla qualità delle birre, vendendo la rinomata Spatenbrau, in un periodo storico in cui la birra non era certo la bevanda più in voga, ma comunque l’esperimento funzionò».

Difatti, in quegli anni, in tutta la provincia di Verona esistevano solo due locali simili e per questo «provammo a farci conoscere vendendo il prodotto al prezzo di acquisto, senza guadagnare», ci dice Arnaldo che poi svela quella che fu la trovata veramente vincente: «Decidemmo di abbinare alla birra quello che ora è il nostro cavallo di battaglia: il toast con la salsa “Brasil”, che è un’invenzione totalmente mia».

Svelatoci il segreto del loro successo il gestore prosegue a ruota libera con i più disparati aneddoti: «Il toast veniva consumato dai giovani, e non solo, prima e dopo le serate in balera», e poi: «Ricordo anche i Mondiali di Argentina ’78: i clienti, a causa del fuso orario, si ritrovavano di notte per seguire le partite dell’Italia e una volta, dopo un gol azzurro, un avventore andò a sbattere contro una delle lanterne di ferro che arredavano il locale, ma tanta era la felicità che neppure se ne accorse e continuò a festeggiare».

Se l’orario non si fosse fatto proibitivo, continueremo ad ascoltare per ore le storie di Arnaldo che, accompagnandoci alla porta, continua a raccontarci pillole della lunga storia della sua attività – gestita oggi assieme ai figli Marco e Rudi –  che ci permettono di comprendere appieno quanto questo luogo, in più di sessant’anni di storia, sia realmente diventato un punto di riferimento per le varie generazioni di Villafranchesi.

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martedì 24 Maggio 2022