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Interviste d’altri tempi

Affacciato su di un laghetto cinto da faggi si nasconde un rifugio di montagna che conserva preziosi pezzi di storia. Al Miralago, arrivava nel 1972 un curioso personaggio che fra tutte le stanze sceglieva appositamente quella affacciata sul monte Costabella: certamente un conoscitore dei monti della val di Fassa, quell’uomo, sebbene non sembrasse affatto del luogo. L’accento tedesco infatti lo tradiva, incuriosendo i proprietari Giuseppe e Maria Pellegrin che, dinanzi ad un bicchiere di buon vino rosso, gli chiedevano di presentarsi.

Quella sera, dopo cena, il cliente si coricò presto e l’indomani di buon mattino uscì sulla terrazza del locale per poter fare colazione con la vista delle montagne. Dalla finestra, l’albergatore ‘Bepi’ osservava il misterioso viandante arrivato il giorno prima al Passo San Pellegrino, mentre quest’ultimo studiava con sguardo nostalgico il Costabella, monte che per i coniugi Pellegrin nulla significava ma che per Karl era evidentemente motivo di malinconia. Poco più tardi, davanti al calore del fuoco che scoppiettava nel caminetto della sala interna, il cliente raccontava che quella montagna che si ergeva dinanzi a loro era stato un luogo che per lungo tempo lo aveva ospitato mentre lui ed i suoi compagni combattevano la Prima guerra mondiale. Da quella chiacchierata, che diveniva poi più intima spostandosi in una particolare stanza del rifugio, ne nacque un’intervista che Giuseppe ebbe la premura di registrare e conservare per le generazioni a venire, incredibile racconto d’un vero veterano di guerra.

Il misterioso uomo si chiavama infatti Karl Springenschmid, membro della ventiquattresima Compagnia Alpina Imperiale (1917). La guerra è sempre tale, ma ciò che incuriosì ‘Bepi’, in particolare, fu come potesse essere stato combattere a 2759 metri di altitudine, per giunta in inverno. Per realizzare la registrazione, l’albergatore scelse una zona del rifugio dalla quale si potesse vedere al meglio il monte Costabella: spenta la luce, s’accinse ad accendere una candela ponendola poi su di un bossolo di granata. Creata la giusta atmosfera, il “Tenente” venne subito invitato a chiudere gli occhi, per poi riaprirli ed iniziare il proprio racconto lasciandosi ispirare dalla vista della montagna illuminata dalla luna piena.

«Quelli che allora erano insieme a me non ci sono più», esordì Springenschmid, che durante la Grande guerra era poco più che un ragazzino. Quell’uomo, che all’epoca dell’intervista aveva invece ormai settantadue anni, guardava alla sua giovinezza con lo sguardo di chi per lungo tempo aveva represso il ricordo di atroci esperienze, come la vista dei suoi compagni morti accanto a lui. Divenuto poi insegnante e prolifico scrittore, si era dedicato negli anni successivi alla stesura di racconti perlopiù dedicati alla vita rurale ed ai contadini di montagna.

Fu l’incontro con Giuseppe Pellegrin, dinanzi al «suo» Costabella, a spingerlo a narrare finalmente quanto accaduto. «E allora racconto tutto quello che c’è da dire», scriveva nel suo romanzo Costabella. Berg meiner Jugend in merito alla chiacchierata con ‘Bepi’: «Prima nel mio scarso italiano e poi […] nella mia lingua madre, facendomi portavoce di tutti quelli che hanno lottato lassù. La mia voce è rimasta nel piccolo rifugio sul Passo San Pellegrino. Ciò rende più facile il commiato».

Questa tanto straordinaria, quanto casuale, testimonianza mostra come, alle volte, basti creare le giuste condizioni per poter scoprire irrinunciabili pezzi di storia che, se non fosse per persone come Giuseppe, andrebbero inevitabilmente persi.

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giovedì 11 Agosto 2022