Chiudi

Un'esperienza su misura

Questo sito utilizza cookie tecnici e, previa acquisizione del consenso, cookie analitici e di profilazione, di prima e di terza parte. La chiusura del banner comporta il permanere delle impostazioni e la continuazione della navigazione in assenza di cookie diversi da quelli tecnici. Il tuo consenso all’uso dei cookie diversi da quelli tecnici è opzionale e revocabile in ogni momento tramite la configurazione delle preferenze cookie. Per avere più informazioni su ciascun tipo di cookie che usiamo, puoi leggere la nostra Cookie Policy.

Cookie utilizzati

Segue l’elenco dei cookie utilizzati dal nostro sito web.

Cookie tecnici necessari

I cookie tecnici necessari non possono essere disattivati in quanto senza questi il sito web non sarebbe in grado di funzionare correttamente. Li usiamo per fornirti i nostri servizi e contribuiscono ad abilitare funzionalità di base quali, ad esempio, la navigazione sulle pagine, la lingua preferita o l’accesso alle aree protette del sito. Comprendono inoltre alcuni cookie analitici che servono a capire come gli utenti interagiscono con il sito raccogliendo informazioni statistiche in forma anonima.

Prima parte6

cm_cookie_cookie-wp

PHPSESSID

wordpress_test_cookie

wordpress_logged_in_

wordpress_sec_

wp-wpml_current_language

YouTube1

CONSENT

Scopri di più su questo fornitore

Google3

_gat_

_gid

_ga

Scopri di più su questo fornitore

Il Museo del fumo negli occhi

Inutile girarci attorno: la cultura dovrebbe essere gratuita, accessibile e democratica. Una cultura elitaria e classista è una cultura morta o destinata a morire. Ne abbiamo riflettuto di recente, proprio su queste pagine, in merito alla musica live: far spendere centinaia di euro per un biglietto d’ingresso a un concerto è ingiusto, oltre che immorale. Detto questo, c’è poi l’amara realtà dei fatti. E cioè che una cultura gratuita, accessibile e democratica presuppone un forte impulso statale, fatto di sovvenzioni e finanziamenti costanti. Com’è la situazione in Italia? Non sembra delle migliori e la raffazzonata iniziativa della “Domenica al Museo” mostra un’incompetenza e un pressapochismo di idee davvero preoccupante.

Provo a spiegarmi perché questa affermazione rischia di sembrare un controsenso rispetto a quanto scritto in precedenza. Le istituzioni culturali – musei, palazzi, chiese storiche, ecc. – dovrebbero essere gratuite, accessibili e democratiche. E dovrebbero esserlo sempre, non per sei mesi all’anno e per un solo giorno alla settimana. Altrimenti il rischio – non il rischio: la certezza – a cui si va incontro è che di domenica un museo, un palazzo o una chiesa storica risulteranno iper-affollati e molte persone saranno costrette inevitabilmente a rinunciare alla visita o a posticiparla dal mattino al pomeriggio, dal pomeriggio alla sera; persone che magari hanno fatto una trasferta per l’occasione e che si troveranno quindi i piani scompaginati. E nemmeno i fortunati che riusciranno a entrare perché magari hanno prenotato in anticipo si godranno la visita: dovranno sgomitare tra altri fortunati come loro, osservare quadri, mosaici, colonne doriche attraverso fitte selve di nuche e fare file interminabili per accedere ai bagni. Non sto naturalmente parlando del Museo della Porchetta Sciancata di Lagorammai, a cui la “Domenica al Museo” potrebbe giovare, ma dei grandi musei nazionali: gli Uffizi, la Galleria Borghese, la Reggia di Caserta e via dicendo. Istituzioni che già normalmente sono prese d’assalto dai turisti e che delle domeniche gratuite se ne fanno poco o niente.

Lo Stato – non uso volutamente il termine “governo” per non dare colorazione politica a una riflessione che vuole e deve essere apolitica – non dovrebbe piuttosto pensare a un “Infrasettimanale al Museo”, lasciando invece il weekend a pagamento? Così da incentivare il turismo anche durante la settimana? O, meglio ancora: non potrebbe escogitare un sistema di sovvenzionamento – parte statale, parte filantropico – come quello che regge i principali musei inglesi? Certo, il contributo che la Corona di Sua Maestà offre ai propri musei principali supera gli 80 milioni di sterline all’anno. Cifra astronomica, certo. Ma secondo l’unità di misura dei finanziamenti pubblici è davvero così alta? Non mi sembra proprio. La verità è che in Italia la cultura non attira. È vista come fonte di guadagno e, di conseguenza, come cassa di risparmio. Lo Stato preferisce iniziative-specchietto-per-le-allodole come quella della “Domenica al Museo” per dimostrare che sì, anche da noi la cultura si incentiva, quando in realtà l’unica cosa incentivata è il fumo negli occhi.

Approfondimenti
Lascia un commento

I commenti sono moderati. Vi chiediamo cortesemente di non postare link pubblicitari e di non fare alcun tipo di spam.

Invia commento

Twitter:

venerdì 14 Giugno 2024