Chiudi

Un'esperienza su misura

Questo sito utilizza cookie tecnici e, previa acquisizione del consenso, cookie analitici e di profilazione, di prima e di terza parte. La chiusura del banner comporta il permanere delle impostazioni e la continuazione della navigazione in assenza di cookie diversi da quelli tecnici. Il tuo consenso all’uso dei cookie diversi da quelli tecnici è opzionale e revocabile in ogni momento tramite la configurazione delle preferenze cookie. Per avere più informazioni su ciascun tipo di cookie che usiamo, puoi leggere la nostra Cookie Policy.

Cookie utilizzati

Segue l’elenco dei cookie utilizzati dal nostro sito web.

Cookie tecnici necessari

I cookie tecnici necessari non possono essere disattivati in quanto senza questi il sito web non sarebbe in grado di funzionare correttamente. Li usiamo per fornirti i nostri servizi e contribuiscono ad abilitare funzionalità di base quali, ad esempio, la navigazione sulle pagine, la lingua preferita o l’accesso alle aree protette del sito. Comprendono inoltre alcuni cookie analitici che servono a capire come gli utenti interagiscono con il sito raccogliendo informazioni statistiche in forma anonima.

Prima parte6

cm_cookie_cookie-wp

PHPSESSID

wordpress_test_cookie

wordpress_logged_in_

wordpress_sec_

wp-wpml_current_language

YouTube1

CONSENT

Scopri di più su questo fornitore

Google3

_gat_

_gid

_ga

Scopri di più su questo fornitore

Il mio cuore diviso a metà

Oggi avevo voglia di parlare della mia storia da immigrata, cioè di una piccola bambina di appena cinque anni che parte con la propria mamma e il suo fratello maggiore alla ricerca di un paese prosperoso dove ci sia la possibilità di trovare un lavoro e costruirsi un nuovo futuro.

La mia storia inizia con la mia nascita in un piccolo paesino della Repubblica Ceca che si chiama Novy Jicin. Qui si trovava tutta la mia famiglia e tutti i nostri amici e conoscenti; soprattutto, qui mio fratello ha vissuto gran parte della sua infanzia.
In quel periodo, purtroppo, la Repubblica Ceca era in crisi e le offerte di lavoro erano minime, specialmente a Novy jicin, quindi mia madre andava a lavorare in Germania o in Italia per guadagnare abbastanza soldi per poterci mantenere, a distanza, lasciandoci a vivere con la nonna.

Inizialmente questi periodi di assenza duravano al massimo due mesi, ma con il passare del tempo da due mesi si passava a quattro, finché mamma non trovò lavoro e una casa in Italia, dove poi ci trasferimmo lasciando la nostra famiglia, gli amici, ma soprattutto un pezzo importante della nostra cultura.

I miei primi anni in Italia sono stati molto destabilizzanti perché mi trovavo in un ambiente totalmente diverso da quello in cui avevo vissuto fino in quel momento, senza nonna, senza papà e senza le prime amicizie strette all’asilo. Dopo un primo periodo un po’ burrascoso, ho imparato la lingua italiana e soprattutto i modi e i costumi del posto. La mia più grande fortuna è stata l’essere capace di apprendere in fretta, grazie alla mia giovane età. Ora infatti la gente pensa che io sia italiana e si meraviglia molto quando parlo delle mie origini, e a volte non crede nemmeno alla mia storia.

Questo mi fa sempre molto riflettere su dove si trovi veramente casa mia, se in Italia o in Repubblica Ceca, e la maggior parte delle volte mi manda in confusione, suscitando in me rabbia e tristezza perché non è piacevole non sapere a quale paese si appartiene.

directory-2664470_1920

Forse la risposta più logica è l’Italia, perché è qui che ho vissuto gran parte delle mie esperienze, dove ho legato con persone nuove, le quali ormai fanno parte della mia vita; ma è anche vero che la Repubblica Ceca è il paese dove sono nata, cioè il mio paese di origine dove sono presenti ancora gran parte dei miei parenti e soprattutto papà.

Quindi se ora qualcuno mi dovesse chiedere se mi sento più italiana o più ceca, risponderei che il mio cuore è diviso a metà, perché tutti e due i posti mi hanno regalato momenti felici e memorabili, che sono difficili da abbandonare in un angolo buio, perché sarebbe come tradire una parte di me e non è giusto: perché quello che ho imparato in entrambi paesi è che nella vita bisogna essere coerenti con se stessi.

Però penso anche che il cuore diviso a metà mi abbia permesso di diventare la persona che sono oggi e sinceramente non mi cambierei con nessun altro al mondo. Per questo motivo, concluderei dicendo che il mio cuore in realtà non è diviso a metà, si è moltiplicato.

Approfondimenti, Scrittori di classe
Lascia un commento

I commenti sono moderati. Vi chiediamo cortesemente di non postare link pubblicitari e di non fare alcun tipo di spam.

Invia commento

Twitter:

venerdì 14 Giugno 2024