Giovani e lavoro: Nina Ferrari, la scrittura al servizio della memoria

Raccontarsi, per fissare su carta il proprio vissuto, per trasmettere a chi si ama quel che la vita ha insegnato decennio dopo decennio spesso diventa un desiderio forte, soprattutto per chi è arrivato oramai alla maturità. Un desiderio che Nina Ferrari, 38enne di Trento, con “Il Tuo Biografo” trasforma in biografie personali, in pagine intime, sentite, piene di amore e saggezza destinati a restare nel tempo.

Nina, nel tuo lavoro la scrittura è uno strumento a servizio della memoria, che trasforma i racconti di vita in biografie. Chi sono le persone che si rivolgono a te?

«Quello che offro è un servizio decisamente non comune. Attraverso un percorso di interviste a tu per tu raccolgo le testimonianze di vita di persone, generalmente dai 75 anni in su, che desiderano lasciare un messaggio, un ricordo di sé che un giorno anche le giovani generazioni, ad esempio i nipoti, potranno leggere. Dietro la scelta di scrivere una propria biografia in questo senso non c’è mai narcisismo, ma un nucleo forte di amore verso le persone care alle quali idealmente ci si racconta».

Le biografie vengono poi pubblicate?

«No, le copie restano a disposizione esclusiva della persona che l’ha commissionata e che deciderà a chi donarle. Tutto il lavoro di ascolto che faccio durante le interviste, e i testi che poi ne derivano, sono protetti da un accordo di riservatezza. Solo in questo modo tra me e l’intervistato può crearsi quella bolla di intimità e fiducia in cui dare spazio al racconto autentico della propria esperienza, luci e ombre comprese».

Immagino che tutto questo lavoro di ricostruzione della propria storia, di racconto di sé, sia anche faticoso…

«In un certo senso sì, ma dall’altra ha anche una valenza, se vogliamo, terapeutica. Intraprendere questo percorso biografico significa anche regalarsi un tempo dedicato di ascolto profondo, uno spazio protetto in cui il dialogo con me diventa anche un’occasione per comprendere meglio se stessi, le scelte fatte in passato, il senso complessivo della propria esperienza di vita. Tutto questo è impegnativo, ma anche molto piacevole e utile».

Come riesci a trasformare poi questi momenti di ascolto in una biografia in cui l’intervistato si possa riconoscere?

«Non è facile, ma proprio per questo scrivo le biografie in prima persona. Una scelta narrativa che serve a rendere il testo più autentico e personale per chi lo leggerà, ma che dall’altra mi spinge a immedesimarmi profondamente nell’individualità della persona di cui sto narrando la storia. Il mio racconto deve nascere da un punto di vista soggettivo che non è il mio, ma quello della persona che ho conosciuto durante le interviste. Anche il linguaggio, la scelta dei termini da usare, non deve essere il mio, ma il suo, altrimenti si perde quell’autenticità che invece è fondamentale per la riuscita del lavoro».

Un lavoro su di sé attraverso il racconto biografico non potrebbe essere utile anche per i più giovani?

«Certo, però ai più giovani offro un servizio diverso, di sostegno alla scrittura biografica. In questo caso è la persona che scrive, non io, che invece entro in gioco accompagnando il lavoro con tecniche di scrittura, supporto nell’analisi di sé, invito all’approfondimento di alcuni nuclei tematici. Si tratta sempre di cicli di incontri riservati, in cui leggiamo insieme i testi e cerchiamo di migliorarli, analizzarli e approfondirli».

Un’ultima domanda: come sei arrivata a costruirti questo profilo professionale così particolare?

«Mi sono laureata in Filosofia a Bologna e poi specializzata in Editoria a Oxford, ho lavorato per diversi anni in casa editrice, ma ad un certo punto ho sentito di volermi dedicare a un progetto più grande. Così, quattro anni fa, ho avuto l’intuizione di unire le mie passioni e i miei talenti: l’attenzione, la cura e l’amore per le persone da una parte, quindi, e dall’altra la capacità di scrivere e di essere evocativa attraverso la scrittura».

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sabato 23 Gennaio 2021