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Giovani e lavoro: Matteo Molinari, promozione e organizzazione eventi

Sono oltre 10 anni che Matteo Molinari, 36 anni, si occupa a livello professionale di promozione e organizzazione di eventi nelle migliori location del Trentino: discoteche, antichi castelli, ristoranti, terrazze sul lago. Dove c’è musica e gente che si sa divertire, ad ogni età, spessissimo c’è dietro c’è lui, “Moli”, con la sua professionalità e il suo stile aperto e alla mano.

Matteo, chiunque ami divertirsi in questo piccolo grande Trentino avrà sicuramente partecipato almeno una volta ad uno degli eventi che curi tu. Come è nata questa tua attività?

«È nato tutto per gioco, a 18 anni, organizzando le prime feste studentesche. Un paio di anni dopo ne organizzai una alla mitica “Rosalpina” dove vennero 400-500 ragazzi, un successo. Da lì iniziai a fare il PR per la storica discoteca “Studiouno” del Bondone, per cui ho lavorato 10 anni, collaborando nel frattempo con molti altri locali. Ho deciso di dedicarmi esclusivamente agli eventi nel 2012».

Come hai capito che questo poteva essere il tuo lavoro a tempo pieno?

«Preso il diploma da Geometra avevo iniziato a frequentare Giurisprudenza qui a Trento, ma dopo una decina di esami mi ero reso conto che non era quella la mia strada, non lo stavo facendo per un reale mio interesse. Di contro, stare in mezzo alla gente mi piaceva tantissimo, così come l’adrenalina che ti dà organizzare una serata e domandarti fino all’ultimo se andrà bene o no. Era quello che volevo realmente fare e siccome il lavoro nei locali era tanto e i soldi già discreti, ho preso la decisione di dedicarmi agli eventi».

Quali sono i pro e i contro di questa attività?

«Il pro è che mi dà l’occasione di relazionarmi con tante persone, cosa che per me è un grande piacere. Dico sempre che a me pare di non aver mai lavorato nemmeno un giorno in vita mia, perché quello che faccio mi appassiona fino in fondo, nonostante la fatica. Succede così se riesci a trovare il lavoro che davvero ami e io in questo sono stato fortunato. Dall’altra è un lavoro con degli orari impegnativi e difficili. Lavori in pratica quando gli altri sono liberi – di sera, nei weekend e anche nelle festività – per cui resta poco tempo per i rapporti di amicizia o per il partner. Anche su questo però alla fine sono riuscito a trovare un buon equilibrio senza perdere per strada nessuno».

Arriviamo al tasto più doloroso, il Covid…

«Personalmente ho accettato fin dall’inizio che il nostro settore fosse tra quelli oggetto dalle restrizioni più dure per evitare i contagi. Quello che però mi è molto dispiaciuto è che spesso, sui giornali o sui media in generale, si sia parlato degli eventi e dell’intrattenimento con sufficienza, come se si trattasse di qualcosa di non indispensabile nella vita delle persone. Certo, se non vai a ballare non muori, ma se non hai più nessuno luogo dove stare bene insieme agli altri, ridere, dialogare, ascoltare musica e staccare la spina dai tuoi problemi, temo sia un grande danno, soprattutto se questa privazione si protrae nel tempo».

Sono d’accordissimo con te. I locali notturni, i bar, i ristoranti non sono un optional nella nostra vita. Sono in realtà gli spazi principali dove coltiviamo la nostra socialità e dovremmo ricordarcelo bene quando si dà per scontato che alla fine della pandemia riapriranno come niente fosse.

«Sì, secondo me tutto il settore è stato sminuito in questo periodo, sia dal punto di vista della rappresentazione – della serie “la movida è solo alcool e droga, se la fermiamo è quasi meglio” – sia come sostegno economico agli operatori che di questo vivono mantenendo le loro famiglie e i loro impegni. Quel che è stato fatto è troppo poco e, se posso dirlo, anche male, dimostrando poco rispetto per un settore che secondo me svolge invece una funzione sociale importante, far star bene le persone».

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sabato 3 Dicembre 2022