Giovani e lavoro: la scelta di Miriam

C’è chi non riesce a immaginare di passare le proprie giornate dietro la scrivania di un ufficio. È il caso di Miriam Motter, proprietaria dell’Azienda Agricola Motter Miriam, una passione per l’agricoltura nata tanti anni fa, quando da piccola passava l’estate in campagna con la sua famiglia, nell’azienda agricola di suo padre. Nel 2016 la passione prende il sopravvento e, mentre finisce gli studi in grafica all’Università di Verona, Miriam fa nascere la sua azienda agricola a Tenna grazie all’aiuto economico ricevuto dal Primo Insediamento del bando europeo PSR (Programma di Sviluppo Rurale).

Qual era il progetto che hai presentato al PSR?

Volevo arrivare a una dimensione aziendale che mi permettesse di avere un reddito per far vivere me e la mia azienda. Perciò ho aumentato la consistenza di terreni e colture dell’azienda agricola di mio padre: ho piantato più mirtilli e ciliegie e realizzato un nuovo impianto di mele. Oltre a questi prodotti, coltivo anche il ribes. Finita l’università, ho fatto un corso di 600 ore a San Michele, il BPIA (Brevetto Professionale per Imprenditori Agricoli).

Come si svolge la tua giornata lavorativa?

Mi sveglio presto, specialmente durante la raccolta. Alle 6.30/7 sono già in campagna, perché è bene sfruttare la mattinata, che è più fresca rispetto al pomeriggio. Poi raccogliamo tutta la mattina fino a mezzogiorno. Dopo pranzo, invece, mi dedico alla parte più tecnica: peso la frutta che è stata raccolta e la preparo per poterla portare in magazzino. Se ci sono altre cose da fare, come ad esempio tagliare l’erba o dedicarsi ai documenti, si fanno in serata.

La tua formazione da grafica ti è stata utile?

Sì. La uso per fare comunicazione. Mi rendo conto che spesso il mondo agricolo non racconta perché ha troppe cose da fare. Manca la comunicazione verso l’esterno.

Se ti chiedessi cosa ti vedi a fare tra trent’anni, tu mi risponderesti l’agricoltrice?

Sì. Questa è una scelta di vita, perché impegna molto. Nei prossimi trent’anni mi vedo a sviluppare la mia azienda in modo più multifunzionale, dedicandomi ad altre cose oltre alla coltivazione. Ad esempio, è da qualche anno che faccio dei trasformati, come succhi di mela e confetture, che vorrei iniziare a vendere tramite Unicommerce. Inoltre, in futuro vorrei dedicarmi molto di più allo storytelling, ovverosia a raccontare l’agricoltura, e alla vendita, avvicinandomi al consumatore.

Che consigli daresti a un giovane che vorrebbe percorrere questa strada?

Ci sono diversi ragazzi che mi hanno scritto chiedendomi: «Che cosa faresti al mio posto?». Io sono dell’idea che nella vita bisogna buttarsi. Certo però che è necessario valutare se questo lavoro può generare un reddito oppure no. Perché effettivamente la passione non basta: è necessaria anche un’entrata economica.

Cosa ti ripaga della fatica che fai nei campi?

Il momento in cui qualcuno acquista i miei prodotti trasformati e mi dice: «Mamma mia, che buono, si sente proprio il gusto». Questo mi ripaga, perché non è un prodotto industriale, c’è dietro qualcuno, e lì viene fuori. Un’altra cosa che mi ripaga, poi, è la natura. Quando poti i meleti durante l’inverno, in primavera fioriscono: è una cosa bella da vedere. Riempie. O meglio: mi riempie.  

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domenica 29 Novembre 2020