Chi ha paura del 5G?

5G, Internet of Things, cyber security: non sono solo le nuove frontiere, ma sono già il nostro presente! Ne parlo con Simona Prudente, neolaureata in Ingegneria delle telecomunicazioni, curriculum cyber security.

Che cos’è l’Internet of Things, in una frase?

«Per IoT (Internet of Things) si intende la comunicazione tra dispositivi connessi ad una rete. L’IoT riguarda quindi le comunicazioni da dispositivo a dispositivo (device to device). Non riguarda dunque solo i sensori, ma anche oggetti della quotidianità (cellulari, elettrodomestici, ecc.) inseriti all’interno di una rete, ad esempio di una rete WiFi».

Puoi farci un esempio?

«All’Università ho lavorato ad un progetto di culla smart per bambini. Si trattava di far comunicare due oggetti: la culla e il cellulare di un genitore. Se il bambino piange, la culla allerta il telefono del genitore. Il genitore può quindi rispondere attivando una ninna nanna o facendo muovere la culla, in attesa di raggiungere il bambino».

Interessante! Ma quanto è sicuro un dispositivo IoT?

«Diciamo che c’è ancora molto lavoro da fare. Un dispositivo IoT usa generalmente una scheda elettronica con un microcontrollore molto piccolo (una di quelle più commerciali è “Arduino”), che non è capace di mandare messaggi cifrati data la scarsa capacità computazionale. Bisogna quindi sempre chiedersi perché si vuole ricorrere all’IoT e capire se ne vale la pena. In alternativa si possono usare moduli di computazione più prestanti».

Passiamo ad un altro tema caldo: il 5G.

«La tecnologia 5G ha il vantaggio di superare le prestazioni del 4G rispetto a molti indicatori tecnici: il dropout, i tempi di latenza, il cambio cella. La connessione diventa quindi più potente, veloce e reattiva. La mia tesi triennale l’avevo scritta proprio su un’applicazione possibile del 5G: quella su treni ad alta e altissima velocità. Perché la connessione funzioni bene sui mezzi in movimento c’è bisogno di un buon cambio cella, e questo parametro migliora significativamente con il 5G. Con la rete 5G, i nostri treni ad alta velocità potrebbero offrire una connessione molto più stabile e performante».

Ti sei laureata da poco e hai scelto un percorso di doppia laurea tra il Politecnico di Bari e l’Università di Nizza…

«Sì, e sono molto soddisfatta del percorso. A Nizza ho anche svolto un tirocinio in un’azienda che si occupa, tra le altre cose, di servizi di messaggistica rivolti per lo più (ma non solo) a istituti finanziari. Un aspetto che lì mi ha colpito dell’organizzazione del lavoro è quello dei task. I progetti vengono suddivisi in compiti (task) di circa 3 settimane. Viene cioè richiesto di risolvere piccoli problemi in brevi periodi di tempo, in modo da scandire il lavoro e di non trovarsi a fare tutto all’ultimo».

Hai notato qualche differenza tra Italia e Francia rispetto all’interesse per le telecomunicazioni?

«Sì, mi sembra in effetti che l’interesse per questo campo sia un po’ più marcato in Francia. Anche se la Francia meridionale è un caso un po’ particolare: a Sophia Antipolis, non molto distante da Nizza e Cannes, si trova uno dei poli più estesi e vivaci nelle telecomunicazioni e nella tecnologia. Qualcuno la chiama addirittura la Silicon Valley europea!».

E adesso cosa ti aspetta?

«Ora mi aspetta lo scontro con le realtà aziendali. Per il momento, per mia scelta, mi sto affacciando al mondo lavorativo della mia regione, la Puglia, per vedere cosa mi offre; sto facendo colloqui e sentendo le diverse offerte occupazionali. Credo sia sempre bello dare una possibilità alla propria terra prima di scegliere di fuggire altrove».

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sabato 23 Gennaio 2021