A cena con Dalla e un caffè con Springsteen, ma senza smartphone

La notte è lunga. E lo è ancor di più per chi sta sveglio. È anche vero però, che tutto dipende da come e soprattutto perché si tengono gli occhi aperti. Non mi riferisco alle ore che l’insonnia negli anni mi ha forzatamente e brutalmente strappato, ma a quelle sere trascorse sedendo per terra in piazza Verdi a bere qualcosa, fumare una sigaretta ed intonare, accompagnati dalla chitarra, le canzoni di Guccini, De Andrè o Springsteen. Queste sono le notti che vorrò ricordarmi da vecchia e raccontare, accennando un grinzoso ghigno, ai miei nipoti: quelle serate rare e preziose, che si contano sulle dita di una mano come si contano gli amici veri, che nel mio caso sono sempre stati pochissimi. E con gli amici veri ci ho condiviso cose così banali da farmi pensare che allora quelle erano davvero le persone che facevano al caso mio, perché fare grandi programmi non serve quando si ha al proprio fianco la giusta compagnia.

L’università e Bologna sono due esperienze che ti fanno assaporare il gusto delle cose semplici e la nostalgia di tempi andati e mai vissuti (o, almeno, così lo è stato per me). Quante volte ho pensato a quanto mi sarebbe piaciuto sedermi al tavolo di un giovane Dalla, a cantare e bere vino, perché allora sembrava non ci fosse bisogno d’altro per trascorrere un piacevole pomeriggio. Ora, invece, sembra non si riesca a fare a meno della tecnologia, dei telefoni che prendono posto a tavola insieme ai commensali e delle televisioni perennemente accese, a fare da sottofondo a futili conversazioni intrattenute nel salotto di casa. I tempi sono certamente cambiati ed è senz’altro importante calibrare il proprio passo, in modo tale da non rimanere irrimediabilmente indietro, ma è anche necessario distaccarci da ciò che non fa per noi o che ostacola il rapporto umano.

Non faremo mai più a meno dei cellulari, questo è vero, ma sarebbe bello non riuscire mai a fare a meno anche del relazionarsi in maniera semplice, senza il bisogno di supporti tecnologici. C’è chi preferisce il vino, chi la chitarra, chi un caffè al bar e chi una pizza a casa. Quale che sia il modo di creare occasioni per stare in compagnia, non bisognerebbe mai rinunciare ai momenti insieme, magari spegnendo tutti gli apparecchi elettronici perchè, come diceva mia madre, “di quello che manca, si può sempre fare a meno”. A dirla tutta, aggiungerei anche che il Covid e le sue nuove modalità telematiche non mi spaventano affatto, perché sono convinta che, volendo, le piccole grandi occasioni di condivisione in presenza (quella in carne ed ossa) non verranno mai a mancare o almeno non se lo si vuole davvero. Forse è per questo che ho sempre avuto pochi amici: perché il caffè, io, lo preferisco liscio, senza cellulare.

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venerdì 7 Agosto 2020