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Bando Generazioni 2020: “PlaceOff”

La piazza tra arte, educazione e relazioni è il fulcro di PlaceOff, promosso da EDU.ART società cooperativa sociale, in collaborazione con Liceo delle Scienze Umane e Artistico “Giovanni Pascoli” di Bolzano, La Strada – der Weg Onlus, Medialab Società Cooperativa, Botteghe di Cultura, Don Bosco Social, Cooltur, Youth Magazine, nell’ambito del Bando Generazioni 2020.

L’idea è nata dalla volontà del duo artistico Scaf.Scaf, composto da Arta Ngucaj e Arben Beqiraj, di trasmettere la propria conoscenza ed esperienza nell’arte partecipativa agli studenti dell’istituto superiore Giovanni Pascoli. «La nostra progettazione artistica si fonda su tre componenti fondamentali: la socialità, l’arte e la pedagogia. Nel liceo artistico bolzanino sono presenti proprio questi tre indirizzi, da qui la decisione di coinvolgere i ragazzi in tavole rotonde nelle quali potessero contribuire allo sviluppo del progetto finale attraverso le proprie singole competenze», ci spiega Arta.

Agli studenti è stato dunque chiesto di riflettere sul ruolo della piazza all’interno della vita cittadina e di declinarlo attraverso l’arte partecipativa, coinvolgendo il pubblico non solo come fruitore ma anche come coautore dell’opera stessa. «Il tema della piazza non è stato scelto a caso: in quanto strettamente collegato alla socialità, implica un ragionamento in termini di funzionalità e non solo di progettualità. Si deve pensare a ciò che essa rappresentava un tempo ed a ciò che essa rappresenta oggi, in una contemporaneità dove soprattutto i giovani frequentano più le piazze virtuali che non quelle reali», continua Arben.

L’iniziativa si è conclusa nella sua prima fase con Place2020, installata in una deserta, causa Covid, Piazza Don Bosco a Bolzano. Un circolo di sedie ospitanti diverse casse acustiche dalle quali si potevano udire le voci registrate degli studenti. Al centro un solo ragazzo con l’ausilio di un’antenna parabolica cerca di trovare i suoi compagni captandone il segnale. Non solo quello esteriore, ma anche quello più silenzioso dei dilemmi interiori. Suo unico spazio di manovra un tappeto rosso dalla duplice connotazione: da un lato quella casalinga, occidentale, che rende la piazza uno spazio intimo e dall’altro quella esotica e sacra, tipica della concezione orientale che associa il tappeto al luogo di preghiera. Il performer sembra così inviare un segnale anche a forze superiori, affinché lo aiutino nella sua ricerca di convivialità.

Il progetto è però lungi dall’essere concluso. «Questa prima performance faceva soltanto da cornice ai molteplici lavori dei ragazzi. Nel 2021 vorremo creare un catalogo che raccolga tutte le loro idee e ci piacerebbe riuscire a realizzarne alcune», ci informano in anteprima i due artisti al termine dell’intervista.

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lunedì 4 Marzo 2024