“Piccolo Corpo”, il film d’esordio di Laura Samani

Un film d’esordio nel panorama del cinema italiano, presentato nel 2021 in concorso al Festival di Cannes, poi l’anno successivo fuori concorso al 39° Torino Film Festival. Vincitore ai David di Donatello nel 2022 per Miglior regista esordiente (Laura Samani), Miglior canzone originale e, infine, vincitore del Globo d’Oro come Miglior opera prima.

 

La storia di Agata, interpretata da Celeste Cescutti, una giovane madre delle coste venete che partorisce una figlia non più viva e del suo rifiuto all’abbandono, nella memoria e nel corpo: “Voglio darle un nome. —Non posso— Non lo saprà nessuno. —Non si possono battezzare i bambini morti. Non ha mai respirato. È la regola— Per quanto tempo starà là? —Per sempre— La rivedrò? —Nei sogni—”. La coraggiosa storia non soltanto di un dolore, ma ancor più di una volontà, ferrea e indissolubile. Ambientato a fine Ottocento, il film racconta il viaggio di una donna lontano dal villaggio di pescatori nel quale è nata e cresciuta, alla volta di un luogo miracoloso chiamato Val Dolais. Una valle a nord, sede di un santuario capace di poter far respirare la piccola non nata, così da poterle dare un nome e, battezzandola, salvarla. Un’opera prima che parla di speranza e sacrificio. Un film fatto di paesaggi e silenzi, della natura incontaminata che forgia e caratterizza non solo le persone, ma anche le loro anime. Un mondo vasto e allo stesso tempo vuoto che, come il dolore della protagonista, si mostra comunque pieno di grazia e fede. Seguendo il modello delle favole popolari, vediamo una giovane eroina nel suo vagare verso una meta lontana, superare pericoli inattesi e cimentarsi in curiosi incontri con misteriosi personaggi, in quella che sembra essere a tutti gli effetti un’epopea fiabesca. Quello che non muta mai in questa intensa, magnifica pellicola, è la missione della protagonista di salvare la bambina, ovvero dare un nome: “Se non hai un nome è come se non esistessi. —Tu non esisti se nessuno sa che al mattino ti svegli e respiri. Se io morissi adesso, non lo saprebbe nessuno— Io sì”.

 

La narrazione di una madre intrepida e il suo viaggio di salvezza per l’anima della figlia. Questo l’esordio della regista che, attraverso varie lingue dialettali, dà vita a dialoghi brevi e lapidari, colmi di significato in una pellicola d’esordio intima, profonda ed autentica che celebra l’amore e la memoria.

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domenica 22 Febbraio 2026