La parabola del masso

«Un uomo sta viaggiando su una strada isolata. Ad un certo punto, egli si imbatte in un grande masso che gli impedisce di proseguire il cammino. La prima soluzione possibile è tentare di spostare il sasso da solo. Se il masso  è talmente grande da non poterlo fare, il nostro uomo potrebbe aspettare che arrivi qualche altro viandante per rimuoverlo insieme. Potrebbe accadere che, nonostante siano arrivati altri individui, essi non riescano a spostare il masso. Tutti quanti, quindi, potrebbero chiedere aiuto ad un contadino che guida il trattore in un campo vicino. Egli, però, non ha alcun interesse a spostare il masso, fino a quando i viandanti non decidono di offrirgli una somma di denaro.»

È questa la parabola del masso di Chester Barnard, dirigente di una grande compagnia telefonica e studioso di scienze sociali, che sottolinea come una buona organizzazione sia la base per il conseguimento di obiettivi di qualsiasi natura.

Solo quando si stabiliscono scopi comuni nasce un’organizzazione e lo spirito che accomuna tutti non è di competizione ma di cooperazione. L’intento è di superare i limiti personali, offrendo a ogni membro la possibilità di soddisfare gli interessi sia individuali che collettivi facendo leva sulla motivazione.
‘Cooperare’ deriva dal latino tardo cooperari, composto di co- e operari, «operare insieme con altri», «contribuire con l’opera propria al conseguimento di un fine: cooperare al buon esito di un’impresa».
‘Competere’, invece, deriva dal latino competĕre, composto di con- e petĕre, «chiedere, dirigersi», «gareggiare, concorrere in rivalità con altri, lottare per riuscir superiore».
In un gruppo bisogna saper incoraggiare, sostenere, parlare, osservare i comportamenti, ma anche “criticare” e motivare. Soltanto così sarà possibile sviluppare relazioni basate sull’accettazione dell’altro, sulla comunicazione efficace, sul sostegno e la fiducia reciproca, al fine di tracciare modelli costruttivi di interazione per la risoluzione dei conflitti. Viviamo in una comunità mondiale e non in gruppi isolati e il benessere del singolo e quello globale si nutrono di reciprocità. Laddove i forti prevalgono sui deboli, i ricchi sfruttano i poveri invece di aiutarli, gli eruditi deridono gli ignoranti, la comunità cessa di esistere. La competitività dovrebbe cedere il passo a nuovi modi di pensare e di abitare il mondo, basati sulla solidarietà, sulla cooperazione e sulla condivisione.

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giovedì 27 aprile 2017