Segnali di fumo

di Andrea Camilleri

Spesso, la mattina, il “grande vecchio” della letteratura italiana, Andrea Camilleri, si ferma davanti allo schermo spento del suo computer e, prima di scrivere i suoi romanzi, riscalda il cervello. Così medita su alcune cose del passato, del presente, della sua vita, della vita degli altri, dei libri che ha letto. E certe volte, queste considerazioni, tutte di estrema brevità, le annota. Così, nel corso degli ultimi tre anni, ne ha raccolte così tante da poterne fare un libro. Si intitola Segnali di fumo perché i suoi pensieri assomigliano alle nuvolette degli indiani: piccole ma significative.

Un insieme di minuscole invettive viscerali e ironiche contro il nostro tempo, alla Flaiano maniera. Perché a 89 anni compiuti ci si può permettere di versare il sacco senza timori e Camilleri si prende pieno diritto di questa sua libertà: con eleganza, saggezza e molto, molto humor.

Tanti i segnali di fumo che mi hanno piacevolmente colpito: dalla riflessione numero 43− il libro è composto da 142 riflessioni −, che riflette sul governo dei tecnici ponendo una domanda alquanto sarcastica ai critici di cotale governo: «[…] se vi trovaste a bordo di un aereo in grave difficoltà, preferireste che alla guida ci fosse un pilota provetto ed esperto oppure un ex dentista?», al numero 136. Qui Camilleri, con profonda commozione si ferma a ragionare su quale sia stato il gesto di gentilezza che lo abbia più toccato fino a quel momento, arrivando alla conclusione che coincida con un viaggio di lavoro in Egitto, ove, un autista che neanche capiva bene l’italiano, accorgendosi della nostalgia provata dallo scrittore per la propria nipotina di cinque anni, l’indomani portò con sé la propria figlia, per farlo rimanere ancora un po’.

Segnali di fumo potrebbe essere uno dei vostri libri-ombrellone preferiti. Io vi ho avvisati. Buona fine estate!

segnalidifumo1

Cultura
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venerdì 28 aprile 2017