Marcel Duchamp e il ready-made in poche parole

Marcel Duchamp è riuscito a influenzare il mondo grazie a un’opera che è la negazione stessa della moderna nozione di opera d’arte. È un artista molto complesso, basti ricordare che nell’arco di dieci anni realizza circa 50 tele e successivamente al 1913 decide di abbandonare la manualità della pittura per passare ad una pittura come idea.

Duchamp Marcel , Orinatoio, 1917 3 (1) [Fig.1]

Duchamp Marcel , Orinatoio, 1917 3 (2) [Fig.2]

Sono molto noti i suoi ready-made (l’orinatoio capovolto, lo scolabottiglie, ecc.) [Fig.1 e 2], oggetti che per il solo fatto di essere scelti da un artista diventano opera d’arte; il loro messaggio non è plastico ma filosofico, una critica al gusto dell’arte visiva. Per Duchamp l’artista non è creatore, la sua opera è solo azione. Si tratta generalmente di un oggetto neutro, né bello né brutto, che incarna una doppia negazione verso l’oggetto stesso e nei confronti del gesto artistico, tramutandolo in una “cosa” inservibile (un’ulteriore ironia che nega la tecnica). L’abilità è non cadere nel tranello, riuscire a restare in bilico: se il ready-made si trasforma in opera d’arte, rende inutile il gesto di profanazione, se invece preserva la sua natura originaria, trasforma il gesto stesso in opera. Questa generalmente si trova in mezzo tra ciò che l’artista ha voluto creare e ciò che lo spettatore crede di vedere. I ready-made non sono sono realizzati per il pubblico, poiché per Duchamp l’opera non è un oggetto di adorazione e di utilizzo, ma solo un prodotto dell’invenzione e della creazione.
Dopo il 1923 l’attività artistica di Duchamp diminuisce, preferendo egli perseguire la sua passione per gli scacchi. Tuttavia, questa inattività non è altro che il prolungamento della sua critica meta-ironica, volta a rifuggire dalla tentazione di assumere la maschera dell’artista e dall’illusione dell’opera d’arte. Il fine dell’attività artistica è la libertà non l’opera.

Duchamp, Étant Donnés 1 [Fig.3]

Duchamp,Étant Donnés 2 [Fig.4]

Étant Donnés (1946-1966) [Fig.3  e 4] è l’apice di tutto questo; la sua ultima opera clandestina è l’atto di guardare attraverso una porta: lo spettatore si vede guardare, creando circolarità dello sguardo, un’arte di apparizione e non di apparenze. È un assemblaggio, una combinazione di materiali; in una piccola stanza una porta di un vecchio fienile è incorniciata da mattoni, è chiusa, ma due fori in essa ci permettono di vedere un corpo femminile nudo su un letto d’erba, il viso non si vede, forse una ninfa o una vittima, tiene in mano un lume e nello sfondo una cascata: una scena che lascia disorientati e pone molti interrogativi. L’opera, smontata dal suo appartamento di New York, viene mostrata al pubblico, come suo volere, l’anno seguente la sua morte (2 ottobre 1968) presso il Philadelphia Museum of Art (7 luglio 1969), dove viene assemblata secondo le sue precise istruzioni.
Duchamp è un avanguardista a oltranza e i suoi ready-made non criticano l’arte del passato, ma le opere d’arte antiche o moderne considerate come oggetti unici. Il ready-made non ha invece niente di unico e la sua replica trasmette lo stesso messaggio dell’originale.

Cultura
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venerdì 17 novembre 2017