La vita ti sia lieve

di Alessandra Ballerini

Alessandra Ballerini di mestiere fa l’avvocato civilista a Genova. Il perché di un libro come La vita ti sia lieve. Storie di migranti e altri esclusi (Melampo editore) emerge dalla parte non ordinaria del suo lavoro.

È specializzata in diritti umani e immigrazione. Consulente e collaboratrice di Terre des Hommes, Amnesty International e della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova fondata da Don Andrea Gallo, al quale ha dedicato questo testo. Essere dalla parte degli ultimi è una scelta coraggiosa e difficile, ma viene naturale a chi è incapace di non indignarsi e arrabbiarsi davanti alla violazione dei diritti. Poi, però, ci sono dei fardelli che le storie portano con sé. Così, l’avvocatessa genovese ha adottato la terapia dello scrivere per alleggerirsi. Augurando che «la vita, quella di tutti, sia piena, ma lieve.»

Il motivo per cui narra delle urla e del sangue che le sono rimasti impressi nelle orecchie e negli occhi dopo l’ingresso nella scuola Diaz durante il G8 di Genova del luglio 2001 è lo stesso per cui racconta degli incontri con gli immigrati nel CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione) di Contrada Imbriacola a Lampedusa: i «diritti sospesi». La Costituzione Italiana sancisce l’inviolabilità della libertà, tutela lo straniero, è contro la violenza. Il problema sorge nel margine che si crea tra l’esistenza teorica dei diritti e la loro applicazione pratica. Le leggi non sono solo numeri su fogli di carta, incidono sull’esistenza di persone, spesso in modo tragico e spesso con un trascorso difficile. Sulla vita di bambini già troppo adulti per i problemi che si trovano ad affrontare, per il futuro che non riescono a immaginare. Sul percorso di chi ha come unica colpa la sfortuna: no, non su questo può infierire una cattiva legge.

Il bello delle storie che si leggono in questo libro è che cercano di guardare sempre con un occhio ottimista. Che la narrazione è leggera e ironica nonostante il dramma evidente. Che parlano di pessimi guardiani di gabbie brutte come possono essere solo i CARA (Centri di Accoglienza Richiedenti Asilo) e i CIE, ma anche degli occasionali salvatori, della solidarietà tra sconosciuti, di chi si prende cura nonostante terribili contesti. Degli angeli che aiutano a non «morire di speranza, perché di speranza si dovrebbe vivere». «Li ho visti medicare ferite sui moli di Lampedusa, li ho visti indignarsi in piazza, manifestare davanti alle carceri o ai centri di detenzione, li ho visti denunciare sui giornali, nei tribunali, nei teatri. Hanno volti bellissimi e una speciale luce negli occhi. Li si può trovare ovunque».
Fa venire in mente Walt Whitman quando sul muro di una libreria parigina fece scrivere «Non essere inospitale con gli stranieri, potrebbero essere angeli mascherati». Dovremmo scriverlo su tutti i muri.

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Cultura
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martedì 2 maggio 2017