La cultura dei soliti noti

È assai diffusa e generalmente mal sopportata la discutibile abitudine di riservare una quota, a volte anche cospicua, di biglietti e tagliandi d’accesso gratuito a manifestazioni artistiche, culturali o sportive alle personalità istituzionali di questo o quel Comune, Regione, Ente e così via. Questo atteggiamento di riguardo (a ben vedere anche decisamente anti-economico per un settore storicamente in difficoltà come quello dello spettacolo) non è chiaro se abbia mai apportato qualche beneficio di sorta se non un presunto ritorno d’immagine. Quel che è certo però è l’inevitabile disappunto del pubblico pagante, gente normale senza cariche di prestigio, e di tutti quei potenziali spettatori che puntualmente rimangono a casa per esaurimento posti. Eppure, in questa come in moltissime altre situazioni, sarebbe sufficiente che una simile prassi venisse opportunamente gestita nei modi e nei tempi per creare molti meno imbarazzi, oltre che disservizi. Ma, si sa, le cattive abitudini sono dure a morire e periodicamente se ne torna a parlare. Il 10 dicembre scorso ha riaperto, dopo circa otto anni di lavori di restauro, lungaggini burocratiche e beghe legali il teatro “Umberto Giordano” di Foggia, il più importante palcoscenico del capoluogo dauno e uno dei più antichi teatri del meridione. Fu inaugurato nel 1828 ed esattamente un secolo dopo intitolato al noto compositore foggiano Umberto Giordano, autore verista celebre soprattutto per le opere Andrea Chénier (composizione citata anche dal personaggio interpretato da Tom Hanks in un toccante passaggio del film Philadelphia) e Fedora. L’agognata riapertura, oggetto di aspre battaglie in almeno un paio di campagne elettorali, meritava una serata d’eccezione e così, grazie anche all’intervento dell’attuale direttore artistico Michele Placido, la prima bacchetta a dirigere l’orchestra Cherubini sulle note di Schubert e Mozart, è stata quella prestigiosa del maestro Riccardo Muti. Ora: il teatro Giordano ha una capienza di 466 posti mentre quelli riservati (a pagamento ma con diritto di prelazione, quindi disponibili anticipatamente rispetto al resto dei cittadini) alle autorità in questa particolare occasione sono stati ben 161, addirittura poco più di un terzo sul totale.
La protesta mediatica sollevatasi nei giorni a ridosso dell’evento è stata talmente rumorosa da raggiungere anche le orecchie di Muti in persona che, approfittando di una pausa nel corso dell’esibizione, si è retoricamente domandato a voce alta: «Cosa sono i grandi eventi? I grandi eventi sono la possibilità di mettersi i vestiti eleganti, di avere le auto blu in attesa, 200 vigilanti e il pubblico vero che rimane fuori?». Occasione persa per dare un segnale diverso? Sicuramente sì, specie in un territorio affamato di cultura e dove, spesso, è proprio il buon esempio a risultare assente.

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venerdì 6 ottobre 2017