In vacanza al Grand Budapest Hotel

Se intendiamo il cinema come un momento d’evasione, una pausa dalla realtà quotidiana in favore di un mondo surreale, colorato e scanzonato anche nelle situazioni più tragiche, allora Wes Anderson è il regista che fa per noi e la sua filmografia la nostra fuga dalla realtà. Il regista americano ha uno stile tecnico e narrativo estremamente riconoscibile: votato alla teatralità, ha massima cura di sonoro, fotografia, scenografia adottando, inoltre, particolari piani sequenza che accompagnano gli attori nei loro movimenti più che inglobarli nella scena. Le sue storie sono vere e proprie favole moderne in cui protagonisti improbabili, gente comune ma a suo modo straordinaria, vive situazioni ora grottesche, ora drammatiche, ora irresistibilmente comiche con un atteggiamento stralunato e quasi fumettistico. Anderson è un regista che pur non rivolgendosi al grande pubblico (o, forse proprio per questo) è molto apprezzato dalla critica e dallo star system di Hollywood e tutti i suoi film, anche agli esordi (Rushmore, 1998; I Tenenbaum, 2001) presentano sempre un cast di primissimo ordine. Non è da meno Grand Budapest Hotel (2014), la sua ultima fatica, vincitrice del Gran Premio della Giuria al 64° Festival del cinema di Berlino e del David di Donatello come miglior film straniero. Ralph Fiennes, Bill Murray, Edward Norton, Tilda Swinton, Willem Dafoe, Jude Law, Adrien Brody e Owen Wilson sono solo alcuni dei grandi artisti che, di buon grado, hanno accettato di arricchire con il loro talento la pellicola, prestandosi anche solo a brevissime comparsate. Il lungometraggio, attraverso vari livelli temporali (1985, 1968, 1932), racconta le sorti del famigerato Grand Budapest Hotel, albergo fiore all’occhiello della ipotetica Repubblica di Zubrowka, e dei personaggi che contribuirono alla sua grandezza. Tra questi l’eccentrico concierge Gustave H. (Ralph Fiennes) e il suo fidato assistente, “l’apprendista garzoncello di terza classe” Zero Moustafa (il giovane Tony Revolori) coinvolti loro malgrado nella pericolosa disputa per l’eredità lasciata dalla vecchissima e facoltosa Madame D. (Tilda Swinton) ospite assidua della struttura e amante (una delle tante) di monsieur Gustave. Tra imprevisti, colpi di scena, inseguimenti, situazioni paradossali e, sullo sfondo, l’imminente scoppio di una guerra scopriamo, poco alla volta, un micro mondo irresistibile in cui, per esempio, una delle più potenti società segrete è la confraternita delle Chiavi Incrociate, che riunisce i maitre dei migliori alberghi di tutto il mondo. Una divertente commedia, che sa di cartoon nonostante un finale agrodolce. Wes Anderson ha colpito ancora.

Cultura
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mercoledì 21 febbraio 2018