I migliori anni della nostra vita

Ernesto Ferrero

Se non vi piace Renato Zero, potreste snobbare questo libro. Se vi piace, potreste trovare il titolo accattivante. Ma è bene dirlo subito: il cantante niente ha a che fare con queste pagine.
Una cosa è certa: se siete amanti della letteratura, una testimonianza come questa non potete assolutamente perdervela, commettereste un torto verso voi stessi. Se amate la carta di cui sono fatti i libri (la materia di cui sono fatti i sogni, parafrasando Shakespeare), è d’obbligo interrogarsi almeno un poco sulla strada che percorrono le parole dalla mente degli autori alle mani dei lettori. Le parole sono scelte da chi le scrive. Ma anche da chi decide di stamparle.
Ernesto Ferrero ha avuto (o meglio, si è costruito) una grande fortuna e ha voluto raccontarla. Ha fatto parte dell’Einaudi nel suo periodo più glorioso; uno di quei posti mitici per cui agli appassionati vengono i brividi soltanto a pensare quali persone straordinarie ci sono passate. Non solo grandi scrittori, ma tanti piccoli tasselli fondamentali, alcuni dei quali sconosciuti ai più ma non per questo meno importanti. Una grande famiglia di persone estremamente entusiaste. Non è un caso se da lì proviene la stampa del Lessico famigliare di Natalia Ginzburg.
Gli aneddoti che ci racconta lo scrittore torinese colpiscono perché raccontano la semplice umanità di chi ha fatto la storia della letteratura. Giulio Einaudi è soltanto “l’Editore”. Con la E maiuscola. Un padre di famiglia che non comanda, ma guida con determinazione e con il prestigio che ha accumulato negli anni. C’è Bollati che pare il suo alter ego, ma in un senso tutto da capire. C’è la timidezza di Primo Levi, la golosità di Gadda, ci sono i drammi di Pasolini e Pavese. C’è Borges, ormai cieco, che risponde all’affermazione: «Jorge, c’è anche Italo », con un laconico «L’ho riconosciuto dal silenzio ». C’è un modo pacato, garbato e cortese di reagire ai momenti di crisi. C’è sempre una ricerca affinata verso le parole giuste.
In via Biancamano a Torino, sede storica dell’Editore con lo Struzzo, Ferrero ha incontrato la felicità. La racconta con nostalgia e semplicità. Non ci resta che ringraziarlo per averla condivisa, mentre pensiamo alle parole d’inchiostro che sono uscite da quel palazzo con l’ausilio di una squadra d’eccezione.

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Cultura
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mercoledì 4 ottobre 2017