Cari insegnanti, nominate Herzog!

È ufficiale: Saul Bellow è uno di quegli autori da nominare a lezione con la tecnica del seminatore distratto, cioè trovando sempre il modo di citare due-tre titoli, mettiamo anche quattro, che dovrebbero essere letti. Se non altro per far capire ai ragazzi quanto la grande letteratura possa essere loro vicina. Più di quanto credano. Eh sì. Perché uno, ad esempio, già sentendo pronunciare il nome: Saul Bellow, fantastica subito su quali paroloni debba pronunciare un Premio Nobel per la Letteratura per stupire. Poi comincia a sfogliarlo, svogliatamente, e leggendolo inizia a pensare che anche lui avrebbe potuto scrivere quelle cose, perché quelle cose le ha vissute, le sa, sono nella sua pelle. Ma non sa scriverle. O meglio, non sa trovare le parole giuste per dirle. Ed è a questo punto che vengono in soccorso gli scrittori. Quelli veri, s’intende.
La prima volta che lessi Herzog, di Saul Bellow, me lo ricordo bene, rimasi scioccato. Come un uomo che vede la propria moglie nel letto di un altro. Lo avevo pigliato per due miseri euro al mercatino dell’usato, e leggendolo mi sentivo mezzo ladro, mezzo culo rotto, perché intuivo bene, dentro di me, che tra le mani avevo un libro speciale, che non valesse affatto 2 euro! Ma molto, molto di più.
Moses Elkanah Herzog è un ebreo americano molto arrabbiato: professore universitario cinquantacinquenne, due divorzi alle spalle, lontano dai figli, vive solo nella sua casa di campagna e scrive lettere che non spedirà mai. Destinatari di queste lettere sono: politici, parenti, colleghi, amici, scrittori, Dio.
Chissà quante volte avrete pensato di indirizzare delle lettere a qualcuno. Delle lettere dopo le quali potevate dirvi: «cazzo, finalmente gliel’ho detto!». Ma non avevate il coraggio di farlo, o non potevate farlo, che è diverso. Per non essere licenziati. Per non essere cacciati via dalle vostre scuole. Herzog ha fatto questo per voi (per noi) e dal 1964, anno in cui vide la luce, continua ad ammaliarci con i suoi chiaroscuri, a convincerci che la vita vale davvero la pena di viverla, qualunque sia quella che ci capita in sorte.
Ora, io non sono un Professore. Posso solo scegliere un’altra strada: quella di consigliare Herzog ai professori, affinché lo leggano i ragazzi.

«Se sono matto, per me va benissimo, pensò Moses Herzog. C’era della gente che pensava che fosse toccato, e per qualche tempo persino lui l’aveva dubitato. Ma adesso, benché continuasse a comportarsi in maniera un po’ stramba, si sentiva pieno di fiducia, allegro, lucido e forte. Gli pareva d’essere stregato, e scriveva lettere alla gente più impensata. Era talmente infatuato da quella corrispondenza, che dalla fine di giugno, dovunque andasse, si trascinava dietro una valigia piena di carte. Se l’era portata, quella valigia, da New York a Martha’s Vineyard. Ma da Martha’s Vineyard era riscappato indietro subito; due giorni dopo aveva preso l’aereo per Chicago, e da Chicago era filato in un paesino del Massachusetts occidentale. Lì, nascosto in mezzo alla campagna, scriveva a più non posso, freneticamente, ai giornali, agli uomini pubblici, ad amici e parenti e finì per scrivere pure ai morti, prima ai suoi morti e poi anche ai morti famosi.»
Cultura
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giovedì 27 aprile 2017