48:13

A tre anni di distanza da Velociraptor! e dalla malinconica ballad Goodbye Kiss (che per mesi ha occupato posizioni di rilievo nelle classifiche italiane, arrivando a conquistare l’ambito disco di platino), i Kasabian tornano alla ribalta della scena musicale internazionale con 48:13, album che già dal titolo indica all’ascoltatore la durata complessiva di questa nuova immersione discografica.
Per i quattro musicisti di Leicester (UK) si tratta di un ritorno in grande stile. Con sonorità che ecletticamente strizzano l’occhio all’hip hop, al funky e all’elettronica, pur senza allontanarsi troppo bruscamente da sentieri già battuti, i Kasabian provano a lasciarsi definitivamente alle spalle l’etichetta di band indie rock per conquistare la definitiva consacrazione. E se una parte minoritaria della critica pare non aver apprezzato quest’ultima fatica, il successo commerciale riscosso in pochissime settimane dalla release ufficiale (48:13 è stato pubblicato nei primi giorni di giugno 2014) racconta tutta un’altra storia. Nelle intenzioni di Serge Pizzorno (chitarrista, autore dei testi e qui anche produttore) l’album doveva suonare asciutto, diretto, graffiante ed essenziale, senza per questo rinunciare all’espressività e alla melodia nell’ottica del collaudato principio secondo cui, in molti casi, less is more.
Il risultato finale non solo rispetta in pieno queste premesse ma va ancora oltre, riuscendo ad amalgamare perfettamente il rock della migliore tradizione britannica indipendente tanto agli archi sinfonici (Stevie) che ai sintetizzatori (questi ultimi forse di matrice un po’ troppo “daftpunkiana”, specie in Glass, Explodes e Clouds) fino alla scatenata quanto impronunciabile Eez-eh, che è già una delle hit radiofoniche in un’estate dalle poche novità. In definitiva questo è a tutti gli effetti un disco che si lascia ascoltare e che corre veloce per tutta la sua durata, lasciando solo pochi momenti per riprendere fiato. Funzionali in questo caso i tre brevi brani strumentali, dall’evidente ispirazione cinematografica, che ben si inseriscono nel contesto generale.
48 minuti più 13 secondi diviso 13 brani: che sia questa la formula del successo?

Cultura
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giovedì 27 aprile 2017