33 parole per lo spettacolo “Sorry, boys”

A teatro

Sorry, boys di e con Marta Cuscunà

«Marta Cuscunà prosegue nel suo progetto artistico sulle sulle “resistenze femminili” partendo dal presupposto che i generi sessuali sono in stretta e reciproca  interdipendenza. Lo spunto le viene da una “storia disturbante”, quella di diciotto ragazze di una scuola superiore americana, tutte under 16, che nel 2008 rimasero incinte contemporaneamente. E in quell’anno il numero delle ragazze madri della scuola risultò quattro volte superiore alla norma. Sorry, boys punta lo sguardo sul sistema-ospite in cui questa storia è nata e si chiede quale sia il contesto sociale adulto in cui questo progetto virale di maternità abbia potuto attecchire. Chi sono i giovani padri e perché non vengono considerati adatti a prendere parte al patto? E come stanno oggi i giovani maschi? Che uomini adulti si preparano a diventare? Qual’è il modello di mascolinità in cui si riconoscono e a cui aspirano? Perché, se è vero che una società sbilanciata al maschile inevitabilmente li favorisce, non è altrettanto scontato che quello stesso modello permetta loro di essere uomini felici. Uomini felici. Forse è anche di questo che hanno bisogno le donne.»

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E chi l’ha visto cosa dice? Lasciamo la parola ai nostri Trentatré spettatori:

«È strano sviluppare empatia per una maschera!», dice K. ed io annuisco. Eppure sto uscendo da teatro e mi pare di esser stata davanti alla tivi.
Laura Tabarelli (33 Trentini in 33 parole)

La storia è narrata dai volti dei genitori e dei ragazzi, trofei umani alle pareti di un salotto immaginario. Le vere protagoniste, le ragazze incinte, sono invece presenti-assenti fra le parole di una chat. Il resto è un viaggio ipnotico lasciato allo spettatore, che è chiamato a riempire gli spazi visivi e concettuali. Sorprendente mise-en-scène da parte di una giovane e versatilissima artista.
Katia Vinco (33 Trentini in 33 parole)

Cultura
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mercoledì 4 ottobre 2017