San Precario, prega per noi

Chi non si è mai votato a questo Santo, forse non è ancora entrato nel mondo del lavoro oppure non lo conosce. Per la seconda possibilità, si può fare qualcosa. L’eventualità che un giovane sia dipendente a tempo indeterminato e non abbia mai acceso un lumino a questo padre pop è minima. Come evidenziato dall’International Business Time in un articolo del 21 maggio scorso, in Italia «secondo l’Istat nel 2015 oltre mezzo milioni di lavoratori precari atipici svolge lo stesso lavoro da almeno 5 anni passando da contratti determinati a varie forme di collaborazione».

È stato scelto come protettore di precari e precarie: dei lavoratori in co. pro., co. co., lavoratori somministrati, voucher lavoro, p. iva, mono committenza, stagisti, disoccupati, part time involontari, ecc. Così tante le etichette contrattuali applicabili e così vari i prezzi da pagare alla cassa che viene il singhiozzo nell’elencarli.
Già nel 2004 il 1˚maggio a Milano all’Euro MayDay (manifestazione transnazionale di precari e migranti) accompagnò in piazza più di 100.000 precari da tutta Europa.

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È diventato un blog, un quaderno on-line e un manifesto. Il Santo basa la sua dottrina su cinque punti:
1. continuità di reddito,
2. diritto alla casa,
3. libero affetto senza stereotipi,
4. diritto alla condivisione e comunicazione in rete,
5. diritto a una libera mobilità.

La sua figura unisce (non solo ironicamente) sotto la bandiera di vita instabile un popolo di persone non concentrato nello stesso luogo e difficilmente enumerabile dalle statistiche. Sono nelle fabbriche, negli uffici, nelle università, nei punti vendita, nei negozi in centro e in periferia, sono sull’autobus e in fila alla posta. Persone che camminano da sole, senza assicurazione né speranza di pensione, sono lavoratori in difficoltà anche per affittare una casa perché non possono fornire garanzie al locatario ed estranei alla parola “ferie” o “permesso”.

Il precario tenta il salto in lungo da un contratto all’altro, cercando di non spezzarsi mai una gamba (perché la malattia INPS è un miraggio). Possiede ciò contro cui le passate generazioni hanno combattuto insieme: l’assenza di minima certezza futura.
Il precario camminano da solo, con un santino in tasca.

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mercoledì 4 ottobre 2017