Mondiali di calcio Russia 2018: Italia, un fallimento preannunciato

Il 14 giugno partirà ufficialmente il Mondiale di Russia, con la prima partita che verrà disputata appunto tra Russia e Arabia Saudita. All’evento sportivo più importante e seguito al mondo ci saranno però purtroppo assenti illustri: Italia, Olanda e Cile, detentore dell’ultima Coppa America.

 
Questo influirà negativamente sul fascino complessivo del Mondiale ed avrà soprattutto un impatto sia economico che sportivo sulle grandi nazionali assenti, tra cui quella italiana.
Alle urne per i playoff per i prossimi mondiali, i giocatori e tutto lo staff italiano, una volta estratta la Svezia come avversario, si sentirono fin da subito sicuri del passaggio del turno. Nonostante l’estrazione relativamente fortunata, però, in Italia l’eliminazione dal Mondiale 2014 per la sconfitta rimediata contro la Costa Rica e la figuraccia in finale dell’Europeo 2012 contro la Spagna persa per 4 a 0 erano ancora ricordi indelebili. Per questo motivo, molti appassionati di calcio provarono invece un po’ di inquietudine. E il finale, purtroppo, lo conosciamo tutti.

 

Italia

 
Ma cosa sta alla base di questo fallimento?

 
Secondo un’opinione diffusa, il principale problema del nostro calcio è l’eccessiva presenza di stranieri nelle squadre italiane, che non lascerebbero spazio ai giovani talenti nostrani. Questa critica, divenuta presto un luogo comune, contiene però alla base un’inesattezza, perché al momento siamo terzi come presenza di stranieri nei principali campionati europei, dietro ad esempio alla Germania che ha una nazionale giovane e sempre temibile. Ci si è anche scagliati contro Ventura, definito incapace, che però non ha avuto di certo a disposizione una rosa adeguata. Non è però solo sui giocatori disponibili che si può valutare il lavoro di un Ct, Conte in precedenza riuscì infatti a farsi valere grazie al suo carisma e alla gestione dello spirito di squadra, non certo per la qualità della rosa.
Altre nazionali come Germania e Inghilterra hanno già trovato forti e giovani ricambi per ogni ruolo, mentre noi siamo ancora ancorati a Buffon, Barzagli, De Rossi; nessuno mette in discussione la loro qualità o la grinta dimostrata in campo, ma sono gli stessi che ci fecero vincere i mondiali del 2006 e questo fa riflettere.

Purtroppo, a distanza di alcuni mesi, non è cambiato ancora nulla. Ventura si è dimesso solo dopo aver ottenuto una buonuscita, mentre Tavecchio considera tuttora valido il suo operato.

 

Quando si adotterà una mentalità attenta ai giovani, mettendoli in condizioni di poter ambire al calcio che conta grazie a strutture all’avanguardia e ad un lavoro più concreto da parte della FIGC, ma soprattutto dimostrando il coraggio di schierarli in campo indipendentemente dagli errori che potrebbero commettere, allora in quel momento avverrà il cambiamento. Non avverrà invece discutendo esclusivamente sulla nomina del prossimo allenatore, come invece è tristemente successo fino ad ora.

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lunedì 19 novembre 2018