Il MuSe per sentito dire

Il MuSe per sentito dire

In città non si parla d’altro, e tu, che non ci sei andato, cominci a sentirti un po’ un estraneo, un emarginato. Sembra che ognuno dei tuoi conoscenti abbia fatto per lo meno un veloce salto da quelle parti, anche solo per uno spritz. Tutti, tranne te.

Si parla ovviamente della tanto attesa inaugurazione del MuSe, il futuristico museo portante la pesante (seppur Zero Gravity) firma di Renzo Piano. Al bar, a lavoro, sui giornali, per strada, sui mezzi pubblici, il MuSe è l’argomento principe (un bel salto di qualità se raffrontato al Royal Baby). E tu, che l’inaugurazione l’hai saltata, come pure l’apertura straordinaria di 24 ore, hai già in testa una miriade di informazioni sul nuovo Centro culturale di Trento: a mezzogiorno di lunedì hai infatti sentito una quantità di resoconti sufficiente per ricostruire nella tua testa una tua personale versione del MuSe.

C’è chi è rimasto soggiogato dall’aspetto architettonico dell’edificio, riproduzione in scala ed ecosostenibile dei monti che lo circondano. Qualcuno è arrivato a vederci dei collegamenti oscuri, tipo pubblicità occulta o messaggi subliminali, con le piramidi egiziane.

Altri sembrano patire ancora il senso di vertigine provato all’ultimo piano del museo, allorché, arrivati in cima all’esposizione, ci si può affacciare insieme alle aquile verso il fondale, verso il basso loco in cui alloggiano i dinosauri. Eh sì, tra un caffè e l’altro si mormora che ci siano anche i dinosauri.

Altri ancora, probabilmente affetti da una qualche tv-dipendenza, parlano unicamente dei mille schermi disseminati lungo il percorso museale, come se la tattilità tipica (e assolutamente vietata) del museo novecentesco sia stata spodestata da un universo multimediale che rapisce lo sguardo di chi vi entra in contatto.

I più giocherelloni si dicono poi entusiasti delle dimostrazioni ludico-sperimentali che gli oltre 40 scienziati del MuSe hanno messo a disposizione dei visitatori, primo fra tutti il tappeto del fachiro, che sembra rivelarsi un comodo giaciglio, tutt’altro che una disagevole forma di ascetismo.

Il tuo MuSe è così composto da una ventina di musei diversi, uno per ogni persona che te l’ha decantato. Uno strano incrocio tra una cattedrale della Scienza, un cinema, una giostra e una grotta. Tutto per sentito dire, s’intende.

Ti riprometti dunque di andare al MuSe, il primo pomeriggio libero. Nel frattempo, la tua soggettiva ricostruzione mentale dello Science Center non farà che ingrandirsi e farsi zeppa di dettagli, tanto che domattina, o magari già stasera,  potrai anche tu, con candido e beffardo sorriso, raccontare la tua fantastica visita al MuSe.

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giovedì 27 aprile 2017