Trova il tempo

Siamo saturi, saturi di effimero. Svegliarsi, controllare l’e-mail, uno sguardo a Facebook, una frullata di ali a Twitter, poi studio o lavoro, cena, letto, poi di nuovo e-mail, Facebook e Twitter. Le ore passano veloci e, forse, non ci accorgiamo che era tanto meglio buttar giù un occhio a quel bimbo che gioca in cortile a rincorrere qualcosa che solo lui conosce, mentre sgambetta felice per la libertà appena scoperta, o quel pettirosso che frulla davvero le sue allegri ali piumate e, impettito, zampetta alla ricerca di qualche mollica da sbocconcellare. Cammino per le strade di Bologna e non vedo che gente, intenta a districarsi per le vie con l’Iphone del momento, troppo nuovo quanto già troppo vecchio, ridere da sola per chissà quale battuta digitata in fretta su WhatsApp, o sorridere o guardare con preoccupazione uno schermo che, suo malgrado, riporta notizie non troppo felici.

Caro lettore, potrei sembrarti un po’ antica ma preferisco di gran lunga l’emozione di un “ti voglio bene” sussurrato nel silenzio di una stanza, del calore tremante di un abbraccio atteso, del sorriso un po’ stanco di un’amica incontrata per caso in stazione, il sottile dolore che trapela dalle parole “le cose non vanno poi tanto bene”. Non mi accontento di un frettoloso digitare determinati caratteri in spazi convenzionali, vorrei poter assaporare con ogni senso l’incontro con l’altro, guardarne gli occhi, il modo in cui muove le mani, il modo in cui guarda al mondo. Spengo il computer, lo riaccenderò solo per scrivere queste parole. Tu, caro lettore, che ne dici? Esci a fare due passi come me e apri la tua prospettiva sensoriale. Ti ritroverai di gran lunga migliore, una persona più felice, una persona ancora in grado di sentire qualcosa di diverso. Non percepisco vibrazioni e trilli. Ho dimenticato il cellulare a casa e sorrido. Il mio sguardo si posa su una ragazza, seduta comodamente sotto un albero dei Giardini Margherita. Ignara di ciò che le accade attorno, fa’ viaggiare i suoi occhi tra le pagine di un libro, insegue parole scritte su una carta fragile. È un libro logoro, forse usato, sgualcito da molte mani e molti occhi, dal tempo e dalla polvere, dalle macchie ingiallite che hanno ingoiato un po’ di quel bianco passato. Gli occhi della ragazza si inumidiscono, lo percepisco dal modo in cui tenta di ricacciare indietro lacrime ancora invisibili, tira su con il naso e per un attimo chiude gli occhi. Quel libro ha riscosso il suo torpore, le parole hanno puntellato ricordi, pensieri ed emozioni sopite. Che meraviglia! Se fossi un’artista, un fotografo o qualcosa del genere, tenterei di immortalare e fermare ciò che vedo. Mi accontento di conservarla nella mia memoria e tra le parole di questo breve scritto. Mi sento taggata dalla vita, questa volta. E non c’è tag migliore di quello che non puoi creare ma solo sentire dentro.

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venerdì 6 ottobre 2017