Cinema, giornalismo onesto e fonti anonime

Massimo Fini da giornalista dichiara: «la cosa peggiore che può fare un giornalista è non essere onesto: se in un’inchiesta dovessi scoprire che mia madre è una @*#%, scriverei che mia madre è una @*#%. Questo deve fare il giornalista». Il giornalista deve essere onesto con la testata, con il pubblico, ma prima di tutto con se stesso: ciò che scrive deve essere vero e dimostrabile oggettivamente. Il cinema ha raccontato molte storie sulla deontologia professionale del giornalista.

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Il film Truth-Il prezzo della verità (2015) racconta una famosa inchiesta giornalistica del 2004 sul servizio militare dell’allora presidente degli USA, George W. Bush, condotta da alcuni giornalisti del canale televisivo CBS. La storia suscitò scalpore, riscuotendo inizialmente un grande successo ma ancor più grandi critiche e accuse: i documenti in possesso della CBS in cui si attestava che Bush aveva svolto un pessimo servizio militare in patria negli anni ’70 – mentre oltreoceano infuriava la guerra del Vietnam – oltre ad essere delle fotocopie, erano quasi certamente dei falsi, scritti al computer e ottenuti peraltro da una fonte anonima che poi ritrattò più volte sul modo in cui li aveva ottenuti.

Le fonti anonime hanno sempre reso un grande servizio al giornalismo: «Senza di esse il pubblico avrebbe solo dei comunicati stampa», come sostiene Jonathan Alter, ex editor senior di Newsweek. È celebre il caso di Edward Snowden, che nel 2013 scrisse numerose mail crittografate – firmandosi “Citizen Four” – alla documentarista Laura Poitras e al giornalista del Guardian, Glenn Greenwald, denunciando le pratiche di intercettazione illegali della National Security Agency (NSA). Laura Poitras ne girò un documentario, Citizenfour, ripreso anche nel biopic Snowden di Oliver Stone, uscito in Italia nell’autunno 2016. Una storia di fama planetaria quella di Snowden.

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Chi si ricorda invece di Gary Webb, il giornalista del San Jose Mercury News autore nel 1996 dell’inchiesta “Dark alliance”? Sulla base di testimonianze e documenti governativi Webb cercò di dimostrare che negli anni ’80 la CIA aveva permesso il traffico nicaraguense di droga in California, dato che esso sosteneva finanziariamente i Contras, forze ribelli anticomuniste nel paese centroamericano appoggiate dagli USA. L’inchiesta venne osteggiata da più parti e cadde nel dimenticatoio. Se volete approfondire questa storia (e ce n’è da approfondire) il film giusto è La regola del gioco (2014), di Michael Cuesta, con Jeremy Renner.

P.S.
Comunque il miglior film verità di giornalismo sarà sempre Tutti gli uomini del presidente, con la più leggendaria delle fonti anonime: Mark “Gola profonda” Felt.

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mercoledì 29 agosto 2018