FDS 2025 – Fabian Cancellara, la bici è felicità

“È quello che dico ai giovani: l’importante è essere felice e divertirsi in bicicletta. Io mi diverto e mi sono sempre divertito, per me la bicicletta ha rappresentato la libertà”. Fabian Cancellara ha fatto un salto enorme da quando ha smesso di essere corridore per diventare uno dei dirigenti del team Tudor Pro Cycling: parla come un dirigente, si comporta come un dirigente. Ciò che accomuna il prima e il dopo è la veracità di fondo: Cancellara è così, trasparente, senza veli o filtri. Il Festival dello Sport 2025 per le nostre trenta righe comincia con uno dei più forti ciclisti di tutti i tempi, un atleta in grado di vincere, nel decennio 2006-2016, praticamente tutto quello che poteva vincere: 4 titoli mondiali a cronometro, due titoli olimpici sempre a cronometro, una Milano-Sanremo, 3 Parigi-Roubaix, 3 Giri delle Fiandre, 3 Strade Bianche, oltre a una miriade di tappe al Tour de France, spesso condite dalla conquista – seppur provvisoria – della maglia gialla.
Il Cancellara che più interessa è però quello che ha appeso la bici al chiodo (si fa per dire, visto che continua a pedalare con gusto) e ha vestito i panni di manager: “Quando smetti di fare il ciclista devi trovare una nuova identità e io ho trovato il mio equilibrio con l’incarico dirigenziale al team Tudor Pro Cycling. Certo, fai molta meno fatica”. E fatica è una parola chiave: “Oggi il ciclismo è diventato molto più duro. Tadej Pogacar scatta a 80-100 chilometri dal traguardo, per noi era impensabile. E questa è una cosa difficile da affrontare, soprattutto mentalmente. È un aspetto da non sottovalutare: i ciclisti forti sono sempre più giovani e quindi hanno meno strumenti per gestire i soldi, la stampa, la fatica”.
Una carriera da campione, una carriera da leader, quindi. La carriera di uno che, anche smessi i panni del ciclista, ha le idee ben chiare su ciò che la bicicletta dovrebbe rappresentare. Anche in termini di sicurezza, e non manca una nota critica: “Una differenza rispetto ai miei tempi è che oggi i ciclisti parlano molto meno di quello che potrebbe far bene al loro sport. Parlano meno del loro benessere. Oggi si va a tutta, troppo a tutta, dall’inizio alla fine e non c’è spazio per parlare”. E se lo dice uno che quando andava a tutta non ce n’era per nessuno, forse sarebbe meglio rallentare appena un po’ e ascoltare.
Credits: Archivio Ufficio stampa Provincia autonoma di Trento – Michele Lotti
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sabato 29 Novembre 2025