“Fiori senza destino”: la recensione
Un autrice che scrive di ciò per cui vive: i ragazzi. Infatti, Francesca Maccani è insegnate di Lettere presso le scuole secondarie di Palermo. Un romanzo d’esordio il suo, pubblicato dalla casa editrice SEM nel 2019, che insieme è voce e grido. Un’opera coraggiosa e necessaria che racconta una realtà che si pensi essere propria solo di terre lontane.
Tutto comincia con un trasferimento. Una professoressa che lascia le native montagne trentine per scendere nel calore della Sicilia, dove ad attenderla c’è non solo nu nuovo incarico, ma una nuova realtà: la scuola del Cep, ovvero il centro edilizia popolare. La cementificata periferia che di fatto è l’unico prato in cui questi ragazzi, questi fiori, possono sbocciare. Un’immagine forte e in aperto contrasto con l’ambiente in cui vivono i loro sogni, le loro speranze e fragilità che eppure emergono in queste appassionate pagine: “perché qui siamo tutti come tanti fiori che spuntano in mezzo al cemento, veniamo su nella polvere e solo così sappiamo vivere”. Il luogo dove s’intrecciano le vicende (e le vite stesse) di dieci ragazzi che si raccontano, così come, allo stesso tempo, vengono a loro volta raccontati dalla professoressa e dalla scrittrice: “come i bambini-lupo trovati in una foresta, che non riuscivano a uscire dalla foresta della loro mente compromessa nel momento irripetibile dell’infanzia”. Attraverso una prosa chiara e diretta che brucia l’anima con la rabbia dell’indignazione e dell’impotenza. Ci sono cose che non dovrebbero accadere, eppure comunque accadono e l’unico modo per poterle cambiare è agire. È questo che decide di fare la nuova professoressa: “perché se è vero che le parole insegnano, sono gli esempi che trascinano” Mettersi in gioco per loro, invisibili a tutti. Scendere in prima linea a tal punto da prenderla come missione prioritaria; prioritaria anche rispetto alla sua vita privata. Un’opera che racconta, un vissuto, una realtà sommessa, un bisogno taciuto e soprattuto la volontà di salvare. Un romanzo diretto al cuore, anche grazie alle voci in prima persona di questi giovanissimi adulti.
Questo romanzo non vuole essere uno scritto di protesta sociale, bensì di semplice descrizione di una realtà poco conosciuta; e insieme, elogio a ragazzi che hanno imparato a vivere, resistere e combattere: “Del resto gli animali che nella lotta per la sopravvivenza hanno avuto la meglio sono quelli che imparano a resistere con meno cose possibili”.
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giovedì 22 Gennaio 2026