E le scrittrici?
C’è un equivoco che riguarda la nostra cultura letteraria, cioè quello per cui si crede che le donne abbiano scritto meno o affatto rispetto ai loro colleghi uomini. Eppure, non tutti sanno che, fin dal Medioevo, le opere delle scrittrici sono state tramandate anonime, oppure messe in discussione quanto alla loro autorialità, o sono state pubblicate con pseudonimi perlopiù maschili.
Nel ‘700, l’Accademia dell’Arcadia e altre analoghe istituzioni imponevano nomi d’arte con cui poi sarebbero state pubblicate le poesie, ma questo valeva sia per le donne, sia per gli uomini, di conseguenza non si era più in grado di distinguere gli scrittori dalle scrittrici. Nell’epoca moderna, invece, molte donne scelsero di ricorrere a vari espedienti pur di vedere le proprie opere pubblicate e accolte dai lettori, che evidentemente si facevano meno scrupoli a leggere romanzi o opere scritti da uomini.
L’esempio più eclatante sono le sorelle Charlotte (1816-1855), Emily (1818-1848) e Anne (1820-1849) Bronte, che si firmavano rispettivamente, Currer, Ellis e Acton Bell, mentre Jane Austen (1775-1817) preferiva un generico ‘A lady’, se non l’anonimato. Chissà quante altre scrittrici scelsero degli pseudonimi o l’anonimato.
Nel ‘900 la prassi continuò, anche se non si usavano più pseudonimi maschili, con Sibilla Aleramo (1876-1960), nata Rina Faccio, Natalia Ginzburg (1916-1991) che, per le leggi antisemitiche, pubblicò un suo lavoro come Alessandra Tornimparte, fino a Elena Ferrante, la cui identità non è mai stata confermata ufficialmente.
E si può continuare con l’autrice della saga di Harry Potter, che ha confessato di aver dovuto pubblicare la prima edizione con le sole iniziali del nome, J. K. Rowling (1965): il suo editore temeva, proprio come nell’800, che la storia del maghetto sarebbe stata percepita come riservata al solo pubblico femminile. Per una serie di romanzi gialli, Rowling si è firmata, questa volta volutamente Robert Galbraith.
Questo comporta una situazione fuorviante per quanto riguarda il pubblico meno erudito che potrebbe scambiare un’opera scritta realmente da una donna come scritta da un uomo. La percezione, quindi potrebbe essere quella per cui ci siano stati molti più scrittori che scrittrici, ma in alcuni casi l’apparenza inganna.
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mercoledì 4 Febbraio 2026