Le Olimpiadi: il senso dello sport

Insomma, queste Olimpiadi invernali in casa. Alla fine sono arrivate, anche se pareva l’altro ieri quando ce le hanno assegnate. Sono arrivate e hanno portato con sé una valanga di polemiche: e gli impianti e la cerimonia d’apertura e i ritardi e i costi dei biglietti… Un rumore di fondo – sacrosanto, sia chiaro – che rischiava di distogliere l’attenzione da ciò che dovrebbe essere centrale in eventi del genere: lo sport, le prove, gli atleti. Abbiamo appena superato il primo dei tre weekend olimpici il quale, al di là dei risultati che la spedizione azzurra ha ottenuto, ci ha ricordato perché amiamo le Olimpiadi. Esagero: perché amiamo lo sport.
Primo, perché è un serbatoio unico e inesauribile di storie. Potremmo passare ore e ore, giorni e giorni, a raccontare le vite degli atleti e delle atlete. I sacrifici che hanno fatto, le cadute e i fallimenti, i successi. Potremmo passare altrettante ore, altrettanti giorni, a raccontare le singole prove sportive entrate nella leggenda. “Ti ricordi Marco Pantani a Oropa nel 1999?” oppure “Ti ricordi Alberto Tomba a Calgary nel 1988?”. Non atleti, ma singoli eventi. Quale altro campo di espressione della creatività umana lo permette? L’arte, certo. Ma lo sport non deve superare la prova del tempo: lo sport arriva subito.
Secondo, perché è una perfetta metafora della vita. Gli alti e i bassi, i successi e i fallimenti. Lo sport, come la vita, mette alla prova ed è imprevedibile, ma ci insegna che c’è sempre la prossima gara, c’è sempre il prossimo allenamento. Insomma, c’è sempre la possibilità di aggiustare quello che non ha funzionato come avrebbe dovuto. Lo sport – e, soprattutto, certi sportivi – dimostra che il precipizio non è mai così profondo da non permettere una risalita.
Terzo, perché è una fonte di ispirazione, non solo di imitazione. Ovvio, Jannik Sinner è la prova evidente di quanto forte possa essere la volontà di emulare uno sportivo di successo. Ma lo sport deve essere fonte di ispirazione anche “in astratto”, cioè nella capacità di spingerci a migliorare, a non darci per vinti. Guardando Pantani a Oropa ci viene voglia di inforcare una bicicletta, certo. Ma dovrebbe venirci anche voglia di riprovare quella dimostrazione geometrica errata, quel piatto venuto male, quell’esercizio con le clavette che non riesce proprio. Perché anche nelle nostre quotidianità l’inghippo – l’incidente meccanico, l’errore di calcolo, l’ingrediente sbagliato – capita, e ci sta. Ciò che conta è il modo in cui reagiamo o, meglio, è la voglia e la volontà con cui lo facciamo. E niente sa dimostrarlo meglio dello sport.
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martedì 10 Febbraio 2026