“Julieta” di Pedro Almodóvar: un film ispirato a tre racconti di Alice Munro
Un’intensa pellicola quella di Pedro Almodóvar, ispirata a tre racconti di Alice Munro, che vede in scena la storia, o meglio il passato, di una donna. Un film potente, capace di scavare nell’interiorità dello spettatore e candidato a numerosi premi: David di Donatello, BAFTA e Critics Choice Award.
Tutto prende inizio da un semplice trasloco. Una donna che cerca di contenere tutta una vita in poche scatole: Julieta. Pronta a cambiare vita, lasciare Madrid e trasferirsi in Portogallo con il suo nuovo amore. Eppure, la vita si frappone ai suoi intenti attraverso una lettera azzurra… l’ultima fotografia di lei con sua figlia. Questo uno dei punti focali dell’opera: il rapporto di una madre e una figlia. Tanto forte, quanto delicatamente instabile. Un ricordo del passato che non ha mai fatto trapelare, nemmeno al nuovo compagno: “Ho sempre saputo che c’era qualcosa di importante nella tua vita… che non hai mai condiviso con me. Non ne hai mai voluto parlare. E io l’ho sempre rispettato. —Vorrei che continuassi a rispettarlo—”. Tramite questo ricordo, Julieta decide di non partire e chiudere i conti con i suoi laceranti e dimenticati ricordi. Il film prosegue con un dialogo in prima persona dove, la protagonista, si racconta attraverso un diario, nel quale a poco a poco si svela: “Mia cara Antía… ti voglio raccontare tutto quello che non ho avuto modo di raccontarti perché eri una bambina, perché per me era troppo doloroso, o semplicemente per pudore. Ma oramai non sei più una bambina”. Un’appassionata biografia di amore, dubbi, rabbia e sensi di colpa della versione più giovane di sé ad una figlia tanto amata e, allo stesso tempo, tanto lontana. Una serie di rivelazioni su sé stessa e l’insieme di circostanze, o scelte, che hanno portato a questo momento di racconto. Una confessione sui peccati del passato e le colpe sentite adesso, come sempre: “Avevo sempre evitato di parlartene. Volevo che tu crescessi libera dalla colpa. Ma tu l’hai percepita. E nonostante il mio silenzio te l’ho trasmessa come se fosse un virus”.
Un’intensa pellicola drammatica che racconta il privato: una madre che si confessa alla figlia in tutte le sue parure e perplessità. Una narrazione diretta e potente sull’amore, la colpa e sulla separazione. Un intimo rapporto raccontato attraverso pause e silenzi, guidato da un senso di universalità per il tema affrontato.
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domenica 18 Gennaio 2026