“Gli indifferenti”, recensione del film di Leonardo Guerra Seràgnoli che ricalca il debutto letterario di Moravia
Una pellicola del 2020 che ricalca l’omonimo debutto letterario di Moravia. Una storia familiare che ritrae la classe borghese italiana che, tuttavia, si discosta dalla trama originale. Il regista, infatti, incentra la vicenda non sul tema politico, bensì sul declino economico e soprattutto morale di una famiglia italiana.
Il ritratto di una famiglia, abituata da sempre al lusso, che ora versa in gravi difficoltà economiche. Maria Grazia, una madre (Valeria Bruni Tedeschi), due figli (Vincenzo Crea e Beatrice Grannò) e un uomo, Leo (Edoardo Pesce), che si presta agli aiuti economici per coprire le spese del loro tenore di vita quotidiano. La scena iniziale vede una riunione di famiglia che però mostra, già da subito, le perplessità dei figli verso il nuovo pretendente, che sembra fin troppo disposto ad aiutarli; ma ancor di più porta in evidenza la fragilità di una donna che non sa più cosa fare della sua vita. Un film che brilla per l’interpretazione magistrale della protagonista, Valeria Bruni Tedeschi, che si impadronisce della scena emotiva tanto da meritare, per questa performance, una nomination ai Nastri d’Argento nel 2021. La trama si addensa e ad emergere sono le conseguenze, sempre più spregiudicate, che la ricchezza richiede: “Non posso più farvi prestiti, Mary. Non posso proprio. —Lo so, hai perfettamente ragione […] Sposiamoci…—”. L’ambiente lussuoso, però, non copre il moto interiore dei figli, una distratta dal suo nascente impero digitale; l’altro, fin troppo attento ed ostile: “Quello che puoi… È trovarsi un uomo che ti presta i soldi per portarti alla rovina non è abbastanza. Poi se almeno ti fosse fedele”. I giorni sempre uguali, cristallizzati nella condizione opprimente della paura di poter perdere tutto e dall’ambiguità morale che questa paura porta a far crescere sempre di più. Un terrore che porta alla completa noncuranza e alla silenziosa rassegnazione: “Vorrei.. Che lui amasse solo me. Poi vorrei anche non diventare povera. Beh, perché, già così… ho paura che se divento povera, poi nessuno mi ami più”.
Una pellicola che teatralmente inscena silenzi e rassegnazione. Mostrando come sia vitale, per poter mantenere uno status, l’accettazione di una blanda felicità: “Ho bisogno di soldi. —Soldi. Ma ti ho fatto un bonifico tre giorni fa— Li ho spesi. Mi basterebbero 200 euro però… li hai? […] Facciamo una festa di quattro giorni in Toscana!”.
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domenica 18 Gennaio 2026