“Sunset Limited” di Tommy Lee Jones: la recensione

Un film estremamente intimo, forte ed appassionato, quello prodotto da HBO Film nel 2011.  Diretto ed interpretato dal premio Oscar Tommy Lee Jones, accompagnato dalla magistrale interpretazione di Samuel L. Jackson, e tratto dall’opera omonima, Sunset Limited, del premio Pulitzer Cormac McCarthy.

 

L’incipit del film vede i due protagonisti, senza nome e con plausibile imbarazzo, cimentarsi in una conversazione che lentamente si intensifica e che andrà a snodare l’interiorità umana. Una sequela di dialoghi che prendono il via dalla natura stessa della circostanza particolare che li ha portati lì: “Le cose che ho amato un tempo erano fragili, estremamente delicate. Io invece le credevo indistruttibili e sbagliavo… —Per questo ti volevi togliere la vita? Niente di personale?— È un fatto personale”. Due attori, una stanza. Una rappresentazione così minimalista che proietta lo sguardo all’interno delle parole che continuamente danzano e combattono nella conversazione tra i due sconosciuti. Una resa magnifica del testo originario, nel quale i protagonisti danno vita all’opera dello scrittore americano. Un vero e proprio duello dialettico. Un climax in crescendo sui più disparati argomenti: innanzitutto la religione, vista dal padrone di casa come la bontà dell’uomo verso ogni altro uomo; poi l’analisi, ovvero la ricerca della forza che risiede in noi stessi; la prigionia, simbolo delle catene che ricordano il vero valore del cambiamento e anche la cucina, vista come metafora della diversità che, in fin dei conti, è solo un ingrediente di un tutto unitario. Tuttavia, queste accorate lodi si scontrano con le invettive dell’altro. Lui che mostra non fede e speranza, ma intelligenza e cinismo radicali: “Non vuoi essere felice? —Felice?— Che c’è? Ho detto una brutta parola? —Oh Dio!— Ho toccato un tasto dolente? Che cos’hai contro la felicità? —È contraria alla condizione umana— È contraria alla tua condizione, su questo hai ragione. —La felicità… è ridicolo, lasciamo perdere”.

 

Uno di fronte all’altro, in una stanza colma di degrado, eppure estremamente simbolica. Un film con solo due protagonisti e un’unica ambientazione, evidenziando come sui grandi temi della vita non serva altro: un dialogo e un tavolo… un punto di vista opposto e un gentile antagonista, è questo ciò che serve per ragionare su ciò che ci tormenta.

Cultura
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giovedì 22 Gennaio 2026