“Guida per naufraghi con giaguaro” di Moacyr Scliar: la recensione

Un piccolo scritto che porta il lettore in un’avventura unica e strabiliante. Un viaggio di formazione di un giovane ragazzo che si è visto costretto a crescere prima del tempo. Questo il libro di Scliar, scrittore e medico brasiliano, eletto nel 2003 membro a vita dell’Accademia Brasiliana di Lettere, che vanta una tradizione in ben 12 lingue.

 

“Aprì gli occhi. Il suo urlo rimbombò nell’aria. Davanti a lui, seduto sul banco della scialuppa, c’era un giaguaro”. Questa sua opera, in lingua originale Max e os Felinos (pubblicato per la prima volta nel 1981), ha liberamente ispirato Yann Martel per il suo romanzo del 2001 Vita di Pi. Il centro della storia narrata, come evidenziato dal titolo è come sopravvivere su una barca assieme ad un giaguaro. Eppure, il viaggio del giovane Max Schmidt inizia ben prima. Infatti, in queste pagine si ha la possibilità di vedere il protagonista dall’infanzia alla vita adulta. Un’opera composta da un susseguirsi di vicende,  che portano Max a fuggire dalla sua amata Berlino, in cerca di una nuova patria. Un vero e proprio viaggio (metaforico e non) di crescita estremamente simbolico che si snoda in tre atti o capitoli, ognuno dei quali prende come esempio metaforico un felino. A partire dalla tigre imbalsamata dell’infanzia: “Gli piaceva tuffare la faccia tra le pelli, sopratutto (abitudine che con il tempo rivelò il suo risvolto ironico) tra quelle dei felini. […] Ma per Max era come se la belva fosse lì, viva”; poi il giaguaro nella barca per l’adolescenza, un momento turbolento della vita che si prefigura, sempre e per tutti, instabile e pericoloso. Ed infine, i gatti per la maturità. Tappe fondamentali della vita di chiunque, rappresentate dalla presenza di differenti felidi, che si snodano sullo sfondo della storia reale. La crescita di un uomo, costretto alla fuga e messo di fronte alle difficoltà della vita, fino al raggiungimento di quella pace che solo l’età e il viaggiare portano: “Per giorni Max viaggiò tra le montagne. Si convinse: era lì che avrebbe trovato il rifugio che stava cercando. […] Max Schmidt diventava brasiliano”.

 

Con una lingua e una scrittura abile, che si avvicina a quelle delle favole, parte fondamentale della carriera dell’autore, eppure questo particolare racconto sembra voler parlare al bambino dentro ognuno di noi. Con un linguaggio diretto, chiaro ed estremamente avventuroso, l’autore regala una lettura indimenticabile.

Cultura
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giovedì 22 Gennaio 2026