“Una notte a New York”, di Chrsty Hall: la recensione

Una pellicola estremamente potente, quella presentata dalla regista Chrsty Hall alle anteprime dei festival cinematografici di Tribeca e Toronto nel 2024. Una pellicola girata in appena sedici giorni, su un unico singolo palco attorno al quale apparecchi visivi e sonori riproducevano il mondo esterno, le affollate strade di New York City.

 

“Accendo la radio? — Meglio di no — Ok va bene”. Un viaggio in taxi. Una semplice tratta dall’aeroporto JFK al centro per un tassista veterano come Clark. Eppure, quella che dovrebbe essere l’ultima corsa si trasforma piano piano in un apnea verso il fondo dell’essere umano. Questo l’inizio di quella che sarà, non solo una conversazione dai molteplici risvolti, ma una vera e propria terapia nuda e cruda su chi siamo in realtà. Un racconto non solo verbale, ma anche visivo, infatti i molteplici giochi di luci notturne, fuori nel caos del mondo, si scontrano con il silenzio e il riparo dei finestrini dell’abitacolo, donando all’ambiente interno del taxi un’aura di protezione e confidenza. Ed è proprio in questo ambiente rassicurante, per quanto insolito, che i due protagonisti, Dakota Johnson e Sean Penn, si immergono lentamente in quella che è la loro vita più intima e privata. Analizzano e scandagliano le proprie paure, i propri sogni e i propri fallimenti: “Ci vuole davvero coraggio per respirare sott’acqua. È quella la vera sfida, dire al tuo… Consentire al tuo corpo di fare una cosa per cui non è stato creato”. Un frammento di vite vere e vissute, raccontante con tutta la violenta grazia della verità: “Lo facciamo tutti. Piazziamo i nostri mattoncini di uno e zero e ci costruiamo un fortino. E lo facciamo fin da piccoli […] e quando cresci non cambia niente”. Forse la verità è che non cresciamo mai del tutto, ma può bastare l’incontro con uno sconosciuto a farcene rendere conto. L’importanza di togliersi la maschera e farsi vedere, a nudo: “E poi, ci guadagni anche tu. Con chi altri potresti parlare di queste cose? Non rischiamo di rincontrarci”. Ecco il fulcro della pellicola, un’analisi profonda sull’importanza di raccontarsi.

 

Infatti, è questo l’intento della regista: l’incontro con un estraneo, il dialogo senza paure e senza filtri. Poiché, è esattamente attraverso questo parlare privo di pregiudizi che può avverarsi un’epifania, se non per cambiare il futuro, anche solo per realizzare chi si è stati. Questo l’esordio alla regia di Chrsty Hall. Una piece teatrale sul grande schermo.

Cultura
Lascia un commento

I commenti sono moderati. Vi chiediamo cortesemente di non postare link pubblicitari e di non fare alcun tipo di spam.

Invia commento

Twitter:

giovedì 22 Gennaio 2026