“La parola magica”, il romanzo di Anna Siccardi: la recensione
Un insieme di racconti unitario e allo stesso tempo frazionato a seconda dei personaggi che lo abitano. Forte e diretto come il vero soggetto presentato tra le righe: la dipendenza. Questo il cuore del romanzo d’esordio, scritto dall’autrice e pubblicato nel 2020 dalla casa editrice milanese NNE.
“Leo lanciò uno sguardo lascivo al minibar, il suo unico amico nella stanza e forse nel mondo”. Cosa c’è di più deleterio dell’autodistruzione? E come si può affrontare questo particolare nemico? È a queste tematiche, a questi interrogativi che le protagoniste e i protagonisti del romanzo provano a dar risposta mostrandosi semplicemente per come sono: esseri umani, fragili e complessi. “Rimase immobile a osservare quelle immagini, con la malinconia illogica che si prova per ciò che non si è mai desiderato”. Questo il fulcro dell’opera: cosa serve davvero per essere completi? Per essere felici? Prova a darne risposta la scrittrice usando un linguaggio chiaro e delicato, quasi poetico, che arriva immancabilmente dritto al cuore del lettore. Raccontare con un’immersione quasi totalizzante nella psicologia dei protagonisti la loro realtà. Entrare nelle vite degli altri, nei loro cuori e nelle loro menti. Un esame psicologico delle persone prima di tutto. Desideri e passioni visti a nudo in persone prese e perse nel proprio passato: un ragazzo sempre in fuga, una donna che si è smarrita, una ragazza che ha dovuto crescere sola, un padre che cerca il perdono del figlio. Queste le anime erranti che prendono vita, parola e coscienza, anche per un solo fugace attimo, di sé stessi. Ambientato in una Milano dei nostri giorni, ma allo stesso tempo fuori dall’indice cronologico del passato o del presente. Un ambiente famigliare e allo stesso tempo lontano non fisicamente, ma emotivamente sempre meno luminoso e chiaro. Eppure, presente in ogni istante, anche se dimenticato: “guardò le foto sulla libreria e le sembrò di capire per la prima volta a cosa servono davvero: ad arginare il flusso del mutamento, a ricordarti da dove vieni”.
Un libro che non mira a dare una risposta specifica, poiché una vera risposta non esiste… sono conseguenze di una ricerca consolatoria e auto-curativa che lacerano sempre più: “-È tutto qui?- chiese Giacomo. -Un’allergia dell’anima?- Carlo guardò suo figlio e per la prima volta fu certo di averne una. -Sì- disse -Direi che è tutto qui-”.
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giovedì 22 Gennaio 2026