“Io capitano” di Marco Garrone, la recensione del film presentato all’80° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia

Un intenso film presentato all’80° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia dove ottiene il leone d’argento alle regia. Vincitore del Premio Mastroianni all’attore protagonista (Seydou Sarr) e successivamente candidato come miglior film straniero per l’Italia alla notte degli Oscar 2024.

 

La vicenda prende inizio in un piccolo villaggio del Senegal segnato da povertà e sfacelo, eppure, allo stesso tempo, ricco di vita, gioia e colori. In questo clima di serenità il giovane protagonista irrompe con poche e semplici parole, che con la loro autenticità e spensieratezza racchiudono, in fondo, solo il semplice desiderio di chi vuole di più di quello che la vita gli ha dato. Così, il sedicenne Seydou confida non tanto il suo sogno, bensì il suo irrevocabile intento: “Mamma devo dirti una cosa. Io voglio partire , voglio andare a lavorare fuori […] voglio andare in Europa”. Sono queste le parole piene di amore, speranza ed ingenuità con le quali questo potente film si apre sul viaggio inevitabile e disperato di un sognatore. Nonostante l’assoluto divieto della madre e gli innumerevoli dubbi e paure , il giovane protagonista compie questo folle volo verso l’ignoto, attraversando il proprio paese alla volta dell’Africa sub-sahariana proseguendo attraverso il Mali, il Niger giungendo fino alle coste libiche. In questo lungo tragitto Seydou affronterà sfide inimmaginabili e al contempo inumane: il deserto, la solitudine, la prigionia… Eppure la sua forza di volontà non verrà mai meno al desiderio di andare avanti; proseguire il viaggio, lontano dalla propria casa e dalla propria famiglia, in mondo esterno ed estraneo privo di compassione, fino alle coste mediterranee dove lo attende una sfida ancora più ardua. Una traversata insidiosa e terrificante che si configura per pericoli e consapevolezze come un’epopea epica del Mediterraneo moderno, dove, al posto delle sirene di Ulisse, si contrappongono paura, malattia e incertezza in questa storia straordinaria di un viaggiare necessario.

 

Questa la potente storia di umanità e disumanità, raccontata da Matteo Garrone e resa ancor più avvincente dall’interpretazione di Seydou Sarr. La resistenza e la volontà di un giovanissimo ragazzo che nonostante le avversità non si fa vincere dalla circostanze avverse, prodigandosi, invece, sempre di più per raggiungere la meta.

Cultura
Lascia un commento

I commenti sono moderati. Vi chiediamo cortesemente di non postare link pubblicitari e di non fare alcun tipo di spam.

Invia commento

Twitter:

giovedì 22 Gennaio 2026