DONALD – Storia più che leggendaria di un Golden Man

Dopo aver fatto rivivere sul palco dei teatri di tutta Italia la nascita della psicoanalisi con Freud e la discesa nella lucida pazzia di Hitler, quest’anno Stefano Massini si cimenta nel racconto della vita attualissima del Presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump.
Sceglie come mezzo narrativo la fiaba che ben si confà al carattere e allo stesso tono che il Golden Man d’America adotta nel raccontare se stesso. Tra aneddoti che hanno dell’incredibile e una visione del mondo filtrata attraverso la lente dell’ego, la pièce si sussegue così in un turbinio di incontri, scontri, successi e bancarotte fino al trionfale annuncio della candidatura alla massima carica di governo.
Ma come ha potuto una figura tanto macchiettistica e contraddittoria colorare la realtà che la circonda della sua stessa essenza ai limiti della farsa? Come ha potuto convincere gli elettori e il mondo intero che ciò che mancava alla classe dirigente fosse proprio l’oro con cui identifica la propria persona?
La risposta a queste domande non può che partire dall’infanzia di Donald J., quando ancora bambino sfrutta il proprio carisma per convincere i compagni che una banconota da un dollaro e una da dieci abbiano lo stesso valore, poiché “la maestra ha spiegato che lo zero vale nulla”. E ancora qualche anno dopo, forte del proprio consenso tra i pari, li invita a insorgere contro l’autorità costituita rappresentata dal preside della scuola.
Da giovane adulto, cacciato dall’università e rinnegando il principio professionale paterno del “vendi un trilocale alla volta”, si lancia a piè pari nel settore del lusso, trasformando un intero quartiere di Cincinnati in un sogno aureo per ricchi conservatori bianchi. Neanche a dirlo l’operazione è un successo che gli vale la cancellazione del nome della nonna dall’insegna dell’azienda di famiglia per far posto al suo: Donald J. Trump Organization. Piovono soldi, fama, clienti e soprattutto donne biondo oro come lui, con le quali si vanta di saperci proprio fare.
Tra le varie gocce di golden rain, però, alla fine il cielo gli manda anche una denuncia per quel piccolissimo dettaglio della discriminazione razziale nell’operazione immobiliare di Cincinnati. Urge trovare un avvocato, e non uno qualunque, bensì Roy Cohn in persona. The Golden Man incontra The Barracudas, per sua stessa ammissione “l’unica persona che abbia mai chiamato amico”. Il vero apprendistato del piccolo Junior inizia ora. Dal mentore Cohn impara infatti tutto quello che c’è da sapere sugli affari, riassumibile in “L’unica difesa è l’attacco”. Dopo aver toccato il tetto del mondo con la Trump Tower, la vita gli presenta infine il conto con la bancarotta. Ma nulla è perduto: la politica sarà il mezzo con cui rialzarsi dal fango.
Ad accompagnare la narrazione una scenografia in continuo cambiamento, prima scarna e grigia, poi sempre più appariscente fino a diventare accecante come la figura stessa del Presidente degli USA. Massini giunge senza fiato tra gli applausi del pubblico al termine di una performance scoppiettante e incisiva.
Foto © Filippo Manzini
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sabato 29 Novembre 2025