Suggestione

Sentiamo di dover fare qualcosa per la nostra salvezza, ma procediamo inquieti ed esitanti lungo la costa, appena fuori Dakar, sotto un sole tremendo che non fa ombre e provoca macchie scure sulla pelle. Il mio socio K sbadiglia rumorosamente, ma anch’io sono molto stanco a causa della notte trascorsa nell’isola di Ngor, da cui siamo fuggiti alle prime luci dell’alba con una piroga a motore. Tre settimane prima era stato tutto molto diverso nella villa dove ci aveva portato Ndeye.

L’avevo notata subito alla spiaggia di quell’isoletta, dove ci eravamo recati appena scesi dall’aereo. Altissima, spalle da nuotatrice e movenze maestose, l’avevo abbordata con una scusa banale. Lei aveva trovato una ragazza per K e una bella casa con il giardino, dove avevamo passato insieme una notte magica. Poi c’era stato il viaggio fino a Koungheul, in piena savana, che ci aveva prostrato, facendoci sognare spesso di tornare ancora laggiù in compagnia delle fate.

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Al ritorno ritrovare Ndeye era stato stranamente semplice, la conoscevano tutti e i primi a cui avevamo chiesto lumi ci avevano accompagnato sogghignanti al suo alloggio. Seduta a terra mentre quattro ancelle le acconciavano i capelli, non aveva mostrato il minimo stupore e ci aveva accolto festosamente.

Poi avevamo deciso di tornare sull’isola, dove stavolta ci eravamo dovuti accontentare di una baracca in lamiera. K si era gettato sul letto con una nuova ragazza fatta spuntare dal nulla, mentre noi eravamo andati ad una festa reggae sulla spiaggia. Ndeye mi aveva sussurrato parole d’amore, ma io ero stato affascinato dalle percussioni e dai canti e non mi ero curato di lei, anzi, avevo continuato imprudentemente a mirare le splendide ragazze danzanti, che immaginavo sorridessero solo a me, unico bianco tra una folla di giovani a lei devoti.

A notte fonda eravamo ritornati alla baracca, senza che Ndeye mi rivolgesse più la parola. K era sparito e io allacciato al suo corpo d’ebano non ero riuscito a dormire, a causa degli insetti, grossi come passeri, che ronzavano sul soffitto per poi precipitare a terra con piccoli tonfi. Avevo cercato di divincolarmi da lei per proteggermi col lenzuolo, ma non c’ero riuscito e improvvisamente avevo capito: ero nelle mani di una strega che avevo offeso e non si scrollava dal suo sonno di pietra, mantenendomi prigioniero. In preda al panico mi ero sforzato inutilmente fino a crollare dal sonno.

All’alba, quando la magia nera era più debole, la fuga. Adesso, in prossimità della distesa del mare, ci sembra di essere più al sicuro, ma temiamo non sia ancora finita ed infatti scorgiamo sulla duna uno spietato stregone bokor intento ad uccidere una tartaruga. Mi precipito per fermarlo, ma non riesco a raggiungerlo in tempo e il sangue del sacrificio cola sulla sabbia inghiottito dagli spiriti Loa.

Siamo così stanchi! Ma se ci addormentiamo ci succhierà l’anima per mutarci in zombie soggetti al suo volere. Non so per quanto riusciremo ancora a sfuggire alla vendetta di Ndeye

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mercoledì 31 ottobre 2018