L’amante reale e l’oro

L’amante reale e l’oro

Un tempo il vincolo matrimoniale del sovrano aveva ben poco significato: nell’Ancien Régime ogni re doveva mantenere nella propria corte una o più amanti, le cosiddette maîtresse-en-titre. Nessuna giustificazione era richiesta al peccaminoso sovrano, il quale poteva permettersi di sfoggiare la propria amante di turno senza temere alcuna polemica. Insomma, se beccato in fragrante,  non sarebbe stato costretto a inventare fantasiose parentele della ragazza con case regnanti egiziane. Anche perché le favorite in questione erano perlopiù di nobili natali: contesse, baronesse, perfino principesse. E tutto avveniva alla luce del sole. L’unico vero problema delle amanti ufficiali era la spietata concorrenza delle maîtresse wannabe.
Curiosa, e al medesimo tempo triste, è in questo senso la storia di Diana di Poitiers, contessa di Saint-Vallier, a quel tempo ufficialmente riconosciuta come “la donna più bella del Regno di Francia”.
La contessa, divenuta vedova in giovane età, entrò presto nelle mire del futuro re Enrico II, che la reclamò come propria Favorita. Dal canto suo Diana, nobildonna molto abile nell’arte dell’intrigo, accettò di buon grado l’incarico cortigiano, riuscendo tra l’altro a strappare al re-amante un ulteriore titolo nobiliare – duchessa del Valentinois –, nomina che fece infuriare non poco la legittima consorte del Sovrano, la regina di Francia Caterina de’ Medici.
Ma a insidiare la fortuna delle maîtresse non erano tanto le mogli gelose quanto le altre papabili amanti. Problema particolarmente sentito dalla bella Diana, che aveva lo svantaggio di essere di vent’anni più vecchia del proprio amante. Qualsiasi giovane dama avrebbe potuto soffiarle da sotto il naso il titolo di Favorita. Come combattere dunque lo scorrere degli anni, così da restare eternamente giovane per il proprio re? Qualcuno, forse un sedicente medico, forse un ciarlatano qualsiasi, propose alla Favorita un elisir di giovinezza: l’oro liquido, da bere, “potabile”. E Diana, per non veder svanire i propri privilegi, insieme alla propria bellezza, ingurgitò il suo sorso di pozione, ogni giorno.
Crudeltà del fato, mentre Diana di Poitiers avvelenava il proprio corpo per compiacere il re, fu proprio quest’ultimo a perire incidentalmente, ferito a morte durante una giostra cavalleresca (episodio che si narra fosse stato predetto dall’astrologo di corte Michel de Notredame, meglio conosciuto in seguito come Nostradamus). Deceduto re Enrico II, Caterina de’ Medici poté finalmente cacciare dal castello la Favorita del defunto marito. Confinata nel feudo di Anet, Diana perì sette anni dopo, si dice ancora bellissima, avvelenata dall’oro liquido.

Il corpo della cortigiana, riesumato alcuni anni fa, è stato sottoposto a speciali esami dei tessuti, i quali hanno confermato l’avvelenamento conseguente a una esorbitante assunzione d’oro.

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domenica 17 settembre 2017