Invidia estiva

Se una mattina realizzassi che amici e parenti sono partiti verso azzurri lidi e verdi montagne, riempirei di tristezza la città. Forse dopo un po’ prenderei a organizzarmi la giornata, mi convincerei che non posso fare altrimenti e lavorerei.
È estate.
Le auto si riempiono di fucili, pinne e occhiali. I negozi chiudono, gli allarmi suonano incessantemente e le strade si svuotano.
Accendo il computer e giungono foto da colleghi e amici che si divertono e rilassano nei luoghi di villeggiatura dove hai sempre sognato di esserci ma che al momento non puoi permetterti perché non hai denaro, non hai un lavoro o ne hai troppo, oppure perché devi preparare un esame.
Così l’umore oscilla mentre la rabbia si alterna alla tristezza.
È l’invidia.
Colpisce tutti coloro che non sono concentrati sulla propria vita e i propri obiettivi.
È come a dire “ti guardo per distruggerti”, perché in quel momento hai ciò che mi renderebbe felice o sei quello a cui ambisco.
Invidioso è colui che non riconosce la propria gioia ma che è pronto a rivederla negli altri, magari con occhi non obiettivi.
È un segnale interiore che non va ignorato, ma colto, perché ci dice qualcosa di importante su noi stessi e sulla strada che stiamo intraprendendo.
Pertanto, non dobbiamo colpevolizzarci dei pensieri negativi che attraversano la nostra mente ma coglierli perché sono i sintomi di un malessere da cui si può “guarire”.
L’invidia scompare quando stiamo realizzando il nostro autentico bene imparando anche ad ammirare l’altro per comprendere come è riuscito a raggiungere con successo i propri obiettivi.
Scrive lo scrittore spagnolo Carlos Ruiz Zafón: «L’invidia è la religione dei mediocri. Li consola, risponde alle inquietudini che li divorano e, in ultima istanza, imputridisce le loro anime e consente di giustificare la loro grettezza e la loro avidità fino a credere che siano virtù e che le porte del cielo si spalancheranno solo per gli infelici come loro, che attraversano la vita senza lasciare altra traccia se non i loro sleali tentativi di sminuire gli altri e di escludere, e se possibile distruggere, chi, per il semplice fatto di esistere e di essere ciò che è, mette in risalto la loro povertà di spirito, di mente e di fegato». [dal libro Il gioco dell’angelo]

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mercoledì 4 ottobre 2017