Free Hugs Campaign: più abbracci per tutti

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Dieci anni fa a Sydney un uomo – Juan Mann –  si appendeva al collo un cartello con la scritta Free Hugs e iniziava inconsapevolmente un progetto di riscoperta e promozione del gesto più antico del mondo: l’abbraccio.
Dopo aver perso tutto quello che aveva a Londra – lavoro, fidanzata, vita sociale – Juan decide di ritornare nel luogo natio, in Australia, per ricominciare, ma nessuno all’aeroporto lo attende. Decide così di stringere a sé tutti coloro che lo desiderano, che magari si sentono soli e bisognosi di un incoraggiamento per terminare la giornata, o quelli che non hanno familiari da cui essere coccolati. Detto, fatto. Si fermano un ragazzo che soffre per amore, una madre che ha perso il figlio, un passante curioso; le fasce d’età e i motivi non hanno limiti. All’inizio della Campagna la polizia vietò a Mann le profusioni perché “creavano disordine in città”, ma grazie alle firme di 10.000 persone il divieto fu revocato.

Oggi il movimento è famoso anche grazie a un video caricato su Youtube nel 2006.

Nei siti che raccontano la storia di Juan (freehugscampaign.org oppure juanmann.com) sono descritti i passi per iniziare a esportare la Campagna di Abbracci Gratuiti: creare una maglietta o un grande foglio con lo slogan, trovare un luogo pubblico affollato, farsi notare e abbracciare chi vi viene incontro. Lo scopo è riuscire a donare un sorriso a degli sconosciuti e a voi stessi. Così lo scorso 5 luglio a Brescia alcuni volontari hanno festeggiato la Giornata mondiale dell’abbraccio – che cade il primo sabato dopo il 30 giugno, data in cui Mann iniziò questo percorso.

Un Free Hugger – ha dichiarato il suo ideatore – offre un atto casuale di gentilezza disinteressata. E poco importa chi c’è dall’altra parte: se uno scettico o magari una donna o un uomo che sa cosa significa umanità.
E forse lui, Juan Mann, è felice che la pronuncia del suo nome evochi proprio questo: one man.

L'alternativa
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venerdì 9 febbraio 2018