Nazionali senza Nazione

Provenza-Lapponia: questa è una partita di calcio che non si vedrà di sicuro nella fase di qualificazione agli Europei 2016, iniziata da poco. Per forza, dirà qualcuno, non stiamo parlando di nazioni: la Provenza fa parte della Francia, la Lapponia è una regione culturale spalmata tra Norvegia, Svezia e Finlandia. Le federazioni calcistiche sono quasi sempre delimitate dai confini di uno Stato. L’unica eccezione è costituita dal Regno Unito, che esprime ben 5 federazioni: Inghilterra, Scozia, Galles, Irlanda del Nord e Gibilterra (membro UEFA, ma non riconosciuta dalla FIFA). Le identità, però, non conoscono confini né bandiere. Se una persona, in cuor suo, si sente autenticamente provenzale, occitano o ladino, spesso antepone quell’identità a quella nazionale. Nella vita come, se possibile, nello sport.

È da questi presupposti che, nel 2003, è nata la Nouvelle Fédération-Board, la Federazione delle nazionali che non esistono. Fondata non a caso in Belgio, un Paese che vibra di questioni etnico-culturali, accoglie in sé varie selezioni che sono espressione di minoranze o di nazioni non riconosciute. Per ora, i membri sono 31, con altri 18 in lista d’attesa. A partire dal 2006, si disputa una sorta di Coppa del Mondo, la Viva Cup. Numero di squadre partecipanti molto, molto variabile − a seconda delle disponibilità, come quando ci si ritrova al campetto.

La prima edizione l’ha vinta la Lapponia, rifilando un imbarazzante 21-1 al Principato di Monaco, che pur essendo una nazione vera non ha una nazionale riconosciuta da FIFA e UEFA.
La selezione più titolata (3 edizioni consecutive tra il 2008 e il 2010), è la Padania. L’Italia dei mille campanili, manco a dirlo, è ben rappresentata: oltre alla selezione del Nord Italia, infatti, si contano anche la Sardegna e il Cilento, con il Regno delle Due Sicilie in trepidante attesa di far parte della federazione. La Francia risponde con Provenza, Occitania e Repubblica di Saugeais (11 comuni nel Nord-Est). L’Africa rivendica l’identità di alcune comunità con il Somaliland, il Camerun del Sud, la selezione Masai, il Casamance (regione del Senegal) e il Darfur (in attesa di conferma). Anche il popolo rom ha una sua selezione, così come i curdi, che sono pure campioni in carica in virtù del 2-1 rifilato a Cipro del Nord nel 2012.

Poi ci sono le formazioni con un bacino di selezione molto piccolo: è il caso di Rjeka (Fiume), dell’Isola di Pasqua e soprattutto del Principato di Sealand, che altro non è che una piattaforma in mezzo al mare a Est della Manica. Cinque fierissimi abitanti, ovvero la famiglia Bates, che vive lì dagli anni ’60. Rimane da vedere quale formazione schiererà in campo, una volta entrata nell’N.F.-Board, la selezione dell’Himalaya, che molto probabilmente sarà composta da volenterosissimi sherpa determinati a far valere il fattore campo. Proprio come la Bolivia, che in casa non ne perde una perché le squadre ospiti, a causa dell’altitudine, si stancano prestissimo per carenza di ossigeno.

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giovedì 14 giugno 2018